Il nuovo film di Andrey Zvyagintsev, “Minotaur”, ha debuttato in concorso al Festival di Cannes. Questo thriller austero esplora un omicidio cruento sullo sfondo di una Russia contemporanea segnata da corruzione e violenza. L'opera, che riprende lo stile distintivo del regista – già Leone d’Oro a Venezia nel 2003 con “The Return” – approfondisce la crisi morale e politica del paese. Ambientato nel 2022, durante la guerra in Ucraina, il film segue Gleb (Dmitriy Mazurov), dirigente d’azienda e imprenditore di successo, che vive con la moglie Galina (Iris Lebedeva) e il figlio in una provincia russa.
La vita di Gleb è schiacciata dalle crescenti pressioni professionali legate al conflitto. Le autorità locali, guidate da un sindaco con un ritratto di Putin, impongono alle imprese di “fornire i nomi di dipendenti sacrificabili” per la leva militare. Per salvaguardare i suoi lavoratori, Gleb escogita un piano cinico: assume quattordici nuovi autisti promettendo stipendi doppi, sapendo che verranno arruolati prima di ricevere il primo pagamento. Parallelamente, il protagonista affronta una profonda crisi matrimoniale: dopo reciproche infedeltà, scopre la relazione della moglie con un fotografo più giovane. La sua reazione, tipica di un uomo ricco e potente in un paese corrotto, culmina in un atto di violenza, narrato attraverso una lunga e silenziosa sequenza centrale, cuore morale del film.
Ispirazioni e la Russia odierna
Zvyagintsev ha rivelato di essersi ispirato a “La donna infedele” di Claude Chabrol, reinterpretando la trama in una parabola sulla Russia contemporanea. Il film restituisce un’atmosfera di paura e apatia attraverso dettagli realistici: manifesti strappati, silenzi eloquenti e giovani militari che salutano le madri prima di partire per il fronte. Il regista ha sottolineato come “le persone oggi in Russia sono apatiche, sotto censura, impaurite e disorientate”. La crisi privata dei personaggi diventa così uno specchio della crisi di un intero sistema politico e spirituale, in linea con la sua precedente trilogia morale (“Leviathan”, “Loveless”, “Elena”).
Prodotto durante l’esilio del regista in Francia, “Minotaur” probabilmente non avrà una distribuzione ufficiale in Russia, sebbene Zvyagintsev speri in una circolazione clandestina online.
Molti critici lo considerano una naturale prosecuzione delle sue indagini cinematografiche sulle contraddizioni della società russa.
Protagonisti, ambientazioni e simbolismi
La narrazione si svolge in una moderna dacia immersa in un bosco, in una città di provincia. Gli ambienti, dalle strade agli interni modernisti, sono ripresi con composizioni fredde e taglienti, creando un’atmosfera in cui “tutto sembra una scena del crimine”. Gleb emerge come un anti-eroe in una società dove la copertura dei misfatti è la norma. La presenza della lettera Z, visibile sui parabrezza delle auto e sui carri armati, rafforza il riferimento al conflitto in Ucraina. La dinamica familiare, intrisa di violenza educativa e relazioni compromesse, si intreccia con la corruzione politica e la brutalità diffusa, amplificando le storture di un sistema.
Le interpretazioni di Mazurov e Lebedeva sono notevoli, dirette con rigore. Zvyagintsev ha concluso, riflettendo sulla perdita di riferimenti del popolo russo: “Il mondo di prima è crollato, le regole del gioco sono cambiate e poche persone sanno come agire ora”.