Roberto Vecchioni è stato tra i protagonisti del Salone del Libro di Torino 2026, l'importante fiera della cultura libraria italiana che si è svolta dal 14 al 18 maggio. L'occasione è stata la presentazione della sua ultima raccolta poetica, intitolata “Scrivere il cielo. Poesie al contrario”, edita da Einaudi. Il volume offre un viaggio poetico che si snoda dalla riflessione sulla vecchiaia fino all’incanto della giovinezza, arricchendo il già denso calendario di appuntamenti con figure di spicco nazionali e internazionali.
Durante l'incontro con il pubblico, Vecchioni ha offerto una profonda riflessione sulla natura intrinseca della poesia.
Ha affermato che la poesia “non serve a niente”, e proprio in questa sua apparente inutilità risiede la sua grandezza unica: quella di custodire qualcosa di sublime, personale e perfino incomprensibile, lontano dalle logiche di classifiche e consenso. L'ha descritta come “più difficile della canzone, più segreta”, un'esperienza che “ti balza addosso” all'improvviso, trasformandosi in una corsa continua dentro se stessi. Il tema dell'amore, descritto come al tempo stesso disastroso e affascinante, si conferma un pilastro della sua produzione. Il cantautore ha rivelato che le ultime poesie del libro sono in realtà le prime, scritte in adolescenza, quando osservava il mondo con gli occhi di un “fanciullino”, ancora protetto dalla famiglia e dalle amicizie.
La poesia: specchio dell'anima e della realtà
Con il passare degli anni, Vecchioni ha raccontato di aver scoperto un universo disordinato, una vera e propria “accozzaglia” in cui ognuno cerca di imporre la propria ragione e la coesione sembra svanire. Nonostante questo disincanto, il poeta mantiene una convinzione incrollabile: “il bene, prima o poi, vincerà sul male”, non in una dimensione spirituale, ma qui, nella vita concreta di tutti i giorni. Nel dialogo sono emersi anche i grandi maestri del Novecento, da Fernando Pessoa a Wisława Szymborska, amati per la loro capacità di sorprendere il lettore senza la necessità di spiegare ogni cosa apertamente, lasciando ampio spazio all'interpretazione personale.
Uno dei momenti più intensi e commoventi è stato il ricordo del figlio, scomparso tre anni fa. Vecchioni ha evocato il dolore con delicatezza, attraverso versi che recitano: “Tre aironi sono volati, il quarto non c’è”, permettendo al lettore di intuire solo alla fine il peso reale dell'assenza. Ha spiegato come nella sua poesia il dolore non venga mai nominato direttamente, ma piuttosto suggerito, velato, per renderlo ancora più potente e universale.
Carriera e riconoscimenti: tra musica e letteratura
L'edizione 2026 del Salone del Libro ha ribadito la sua importanza nel panorama culturale, accogliendo, oltre a Vecchioni, anche altre figure di spicco come Roberto Baggio, Jovanotti, Luciano Ligabue, Zerocalcare e Tiziano Malgioglio.
Durante l'incontro a Torino, Vecchioni ha ripercorso anche la sua lunga carriera musicale, spesso etichettata come “troppo intellettuale” e, per un certo periodo, poco compresa dal grande pubblico. Ha confessato di aver provato in passato una certa invidia verso artisti più immediati e di successo, come Renato Zero o Bennato. Tuttavia, a partire dagli anni Ottanta, ha ricevuto un enorme riconoscimento popolare, un successo che lo ha persino “spaventato” per la sua improvvisa e vasta portata.
Nel delineare la netta distinzione tra i due mondi, Vecchioni ha sottolineato che “le canzoni si scrivono per gli altri, la poesia per capire se stessi”. È in questa prospettiva che la poesia, secondo l'autore, rappresenta “la parte più vera” della sua esistenza, un rifugio intimo e autentico.
Il Salone del Libro di Torino si conferma così un crocevia essenziale per l'approfondimento, il confronto e la memoria, dove letteratura e musica si fondono nel percorso biografico e creativo di artisti come Roberto Vecchioni.