Il Teatro Sociale di Amelia ospita “Aenigma. Germanicus. Il colosso di Amelia”, una mostra curata da Fabrizio Razza che vede protagonista il celebre colosso bronzeo del Germanico. L’esposizione, inaugurata il 26 luglio alle 18.30, rimarrà aperta fino al 13 settembre, proponendo un dialogo originale tra archeologia e arte contemporanea attraverso lo sguardo del fotografo Maurizio Galimberti.
L’artista, tra i più importanti della fotografia contemporanea italiana, reinterpreta il Germanico con il suo inconfondibile mosaico fotografico. L’installazione, che si estende per circa 40 metri quadrati nella platea del teatro, trasforma lo spazio in un altare della memoria.
I pannelli fotografici, sospesi a un metro da terra, invitano i visitatori, anche dai tre ordini di palchi, a una prospettiva immersiva per osservare dall’alto la bellezza che si ricompone e seguire la trama di questo scavo dell’anima.
Il progetto “Aenigma” si ispira alla straordinaria vicenda del Germanico stesso, riportato alla luce ad Amelia il 3 agosto 1963 in oltre sessanta frammenti. Solo un complesso e paziente lavoro di restauro decennale ha permesso di ricomporre la monumentale statua romana, oggi conservata al Museo Civico Archeologico cittadino. Da questa suggestione, Galimberti sceglie di “scomporre” nuovamente il colosso bronzeo, non per distruggerne l’unità, ma per restituirne una nuova lettura.
Volto, armatura e dettagli della statua vengono reinterpretati attraverso decine di immagini, trasformando il Germanico in un’opera viva capace di raccontare il dialogo tra passato e presente.
L’esposizione è organizzata dall’associazione Arte di Esporre, in collaborazione con Red Photographic Dark Room e con il sostegno del Comune di Amelia. Gli orari di visita sono i seguenti: dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20; sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 22.
Il linguaggio di Galimberti: tra frammento e ricostruzione
La mostra è un invito a riflettere sul valore del frammento, della memoria e della ricostruzione. L’obiettivo del progetto è mettere in relazione la frattura della storia con la frammentazione artistica contemporanea.
Il linguaggio fotografico di Galimberti non si limita a documentare il reperto archeologico, ma ne propone una rilettura emozionale, trasformando ogni singolo tassello in un frammento di memoria. L’esperienza della visita è concepita come un invito a “perdersi nel mistero del non detto”, con l’obiettivo di suscitare “lo stesso brivido, lo stesso stupore” di chi nel 1963 assistette al rinvenimento dei pezzi originari.
Nato a Como nel 1956, Maurizio Galimberti è internazionalmente riconosciuto come il pioniere del mosaico fotografico. La sua ricerca artistica, iniziata con la fotografia Polaroid e sviluppata nel corso degli anni attraverso nuove tecnologie, è fortemente influenzata dal Cubismo di Pablo Picasso e dal Futurismo di Giacomo Balla.
Le sue opere, dedicate a personaggi del cinema, dell’arte, ai paesaggi e ai grandi capolavori della storia, sono costruite attraverso la scomposizione dell’immagine in molteplici istantanee che danno vita a nuove architetture visive.
Il Germanico: storia di un ritrovamento e di un restauro
La statua bronzea del Germanico, protagonista indiscussa della mostra, rappresenta una delle più significative testimonianze archeologiche di Amelia. Il suo ritrovamento, avvenuto il 3 agosto 1963 all’interno di una domus romana, in oltre sessanta frammenti, ha rivelato una storia secolare di dispersione e successiva ricomposizione. Il lungo e meticoloso lavoro di restauro ha permesso di restituire al pubblico l’imponente figura, oggi esposta con orgoglio presso il Museo Civico Archeologico della città.
La sinergia tra l’esposizione di Galimberti e il museo cittadino evidenzia l’importanza di un approccio che integri l’arte antica con le espressioni più innovative della fotografia contemporanea nel racconto della memoria storica.
Il Teatro Sociale di Amelia, scelto come cornice per “Aenigma”, non è solo un contenitore, ma un luogo simbolico che arricchisce il significato del progetto. Questo spazio culturale, caro alla collettività, diviene scenografia ideale per una riflessione sull’arte, sulla ricostruzione e sulla possibilità di creare nuove forme di dialogo tra passato e presente attraverso la visione di Maurizio Galimberti.