Beatrice Venezi, la cui nomina a direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia, con incarico quadriennale dal 1° ottobre 2026, è stata formalmente impugnata, ha rotto il silenzio sulla burrascosa conclusione del suo rapporto con la prestigiosa istituzione. In un'intervista al podcast "Sette Vite" di Hoara Borselli, Venezi ha espresso profonda delusione, denunciando l'assenza di tutela e un clima politico ostile. Ha criticato il sovrintendente Nicola Colabianchi per una "mancanza, mi chiedo se voluta, di lavoro e di preparazione", che ha lasciato la situazione assumere una "dimensione puramente politica".
La direttrice d'orchestra ha accusato il ministro della Cultura Giuli di non aver agito in sette mesi per contrastare il suo licenziamento, rivelando di aver appreso del suo allontanamento "dall’ANSA", senza ricevere richieste di chiarimenti. Ha suggerito che il comunicato di licenziamento possa essere partito dal ministero, attribuendo il mancato supporto di Giuli alle sue esternazioni a favore di Pietrangelo Buttafuoco e la vicenda del padiglione russo alla Biennale.
Clima ostile e discriminazione
Venezi ha denunciato un clima ostile, sostenendo che se fosse stata "di sinistra non sarebbe stata toccata" e che la sua posizione di "prima donna alla Fenice" sia stata un fattore. Ha collegato le polemiche alla sua simpatia per la presidente Giorgia Meloni e al fatto di non aver aderito al "solito circoletto", elementi che avrebbero costituito un chiaro svantaggio.
Ha criticato la Fondazione e i sindacati, sottolineando come i musicisti abbiano manifestato dal palcoscenico senza richiami, il che, a suo dire, il sovrintendente avrebbe "evidentemente avallato". Sentendosi "usata" dalla Fondazione, che cercava "una faccia nuova", Venezi ha anche affermato: "Onestamente, non risalirei sul palco di Atreju", sconsigliando ad altri di farlo "perché ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende". Ha ribadito che la sua intervista al quotidiano argentino La Nación, costatale il posto, è stata solo un "pretesto" per licenziarla, dato che nessuno le ha mai chiesto di rettificare.
Contratto, azioni legali e futuro
La direttrice d'orchestra ha smentito le affermazioni del sovrintendente Colabianchi riguardo all'assenza di un contratto firmato, ricordando che la sua nomina era stata ratificata dal Consiglio di indirizzo.
Ha rivelato di aver intrapreso un'azione legale, assistita da tre avvocati (giuslavorista, civile e penale), per affrontare il mobbing mediatico subito, documentato da una rassegna stampa di "2.000 pagine, 100 pagine al giorno di gogna mediatica per sette mesi filati". Ha spiegato di non essersi dimessa prima perché le era stato chiesto di "resistere" da ambienti politici e istituzionali, incluso il sindaco Luigi Brugnaro, salvo poi essere "lasciata in mezzo al guado". Per il futuro, Venezi ha annunciato impegni lavorativi in Russia e nei paesi dell'Est Europa, oltre a proseguire con le azioni legali. La vicenda mette in luce i delicati equilibri tra politica, management culturale e rapporti sindacali all'interno delle principali istituzioni artistiche italiane.
Il Teatro La Fenice: contesto e rilevanza
Fondato nel 1792, il Teatro La Fenice è un simbolo della musica internazionale, noto per la sua storia di rinascite e per aver ospitato prime mondiali di grandi compositori. La sua gestione è affidata alla Fondazione Teatro La Fenice, il cui Consiglio di indirizzo ratifica le nomine chiave. L'episodio che ha coinvolto Venezi evidenzia la complessità delle dinamiche interne e l'intersezione tra governance, indirizzi politici e relazioni sindacali che caratterizzano il panorama culturale italiano.