Il regista Ilya Khrzhanovsky ha difeso con fermezza il suo film DAU, oggetto di proteste da parte dell'Ucraina in seguito alla sua selezione al Festival di Venezia. Il 20 agosto 2026, in un post su Facebook, Khrzhanovsky ha chiarito che DAU “non è uno strumento della politica culturale dello Stato russo”, bensì “una dichiarazione artistica sulla natura del male totalitario”. Il cineasta ha espresso gratitudine a La Biennale e al direttore Alberto Barbera per il loro sostegno, respingendo le accuse congiunte dei ministeri ucraini. Queste ultime sono state definite dal regista “affermazioni fattivamente errate e distorsioni sostanziali”, che creano una falsa impressione sull’origine del film, sul suo finanziamento, sui legami con lo Stato russo e sulla sua personale posizione.

Produzione e Finanziamento Internazionale di DAU

Khrzhanovsky ha specificato che DAU “non è un film russo” e non rappresenta la Russia alla rassegna veneziana. L'opera partecipa come film tedesco, frutto di una coproduzione con Francia e Svezia. Il regista ha sottolineato che il finanziamento del progetto è pervenuto esclusivamente da emittenti e istituzioni europee di prestigio, tra cui ARTE, WDR, Swedish Film Institute e Hubert Bals Fund. Negli ultimi sette anni, il film non ha ricevuto alcun fondo dallo Stato russo o da entità ad esso collegate. Il cuore narrativo di DAU, ha spiegato Khrzhanovsky, si concentra sulla biografia del fisico sovietico Lev Landau, esplorando la “penetrazione di un sistema totalitario nella vita privata: relazioni, amore, sessualità, lavoro, ambizione scientifica, paura, compromesso e tradimento”, e illustrando come la politica diventi parte dell’esistenza personale.

La Posizione di Khrzhanovsky e il Rapporto con la Russia

Il regista ha ribadito che DAU “non rappresenta la Russia contemporanea, non cerca di legittimarla e non può giustificare il sistema politico responsabile della guerra contro l’Ucraina”. Khrzhanovsky ha inoltre dichiarato di non possedere la cittadinanza russa, essendo cittadino di Germania, Regno Unito e Israele. Ha precisato di aver rinunciato alla cittadinanza russa in protesta contro la politica del paese e il conflitto in Ucraina. Il suo sostegno all'Ucraina è stato riaffermato, con la firma di una lettera aperta di registi russi dopo l’annessione della Crimea nel 2014 e un appello pubblico contro l’invasione su larga scala del 24 febbraio 2022.

Khrzhanovsky ha evidenziato come le sue attività siano considerate ostili dallo Stato russo, che lo ha inserito nel registro degli “agenti stranieri” e non proietta i suoi film. Il regista ha espresso il proprio dolore per le dichiarazioni dei ministeri ucraini, ricordando di aver vissuto e lavorato in Ucraina per molti anni. Ha concluso affermando che “un film non dovrebbe essere giudicato prematuramente sulla base di false associazioni, cronologia distorta o ipotesi contrarie alla storia documentata del progetto”, ribadendo il suo netto rifiuto della guerra russa e del totalitarismo, e l’importanza della verità fattuale.

Il Contesto della Selezione a Venezia

La selezione di DAU al Festival di Venezia è stata difesa anche dal direttore della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, che ha descritto l'opera come “il lavoro di un dissidente russo finito nelle liste di proscrizione”.

Barbera ha rimarcato la posizione critica di Khrzhanovsky nei confronti del governo russo, motivando la scelta del film con il suo valore artistico e la sua testimonianza sui temi del totalitarismo, in coerenza con le intenzioni dichiarate dal regista.