Due giorni fa, Antonio Cassano ha compiuto 37 anni e il mondo dello sport lo ha salutato in maniera simpatica e un po' nostalgica. Un giocatore particolare e una carriera altalenante, con grandi picchi e brusche cadute.

Nel corso di questi anni, giudicare Antonio Cassano è diventato una specie di sport nazionale e chiunque si è sentito in diritto di esprimere la propria opinione a riguardo.

E' vero, il ragazzo di Bari Vecchia ne ha combinata una più di Bertoldo ma, prima di criticare le sue scelte e le occasioni sprecate dal genio pugliese, sarebbe utile fare un passo indietro almeno per provare a comprendere i motivi che hanno portato Cassano a gettare al vento contratti e occasioni.

La difficile infanzia

In un'intervista recente, Antonio racconta che fino a 17 anni lui e la sua famiglia hanno fatto letteralmente la fame e che: "per sbarcare il lunario giocavo per la strada. Vedevo chi mi dava mille lire in più perchè ero il più forte. Non avevo soldi, dicevo scegli me che ti faccio vincere, per guadagnare qualcosina".

Il 18 dicembre 1999 è la data che cambierà per sempre la vita di Antonio e il gol realizzato all'Inter è una perla che resterà nella storia del calcio. Un momento importante che gli regalerà il grande palcoscenico e il trasferimento a Roma. Dopo un promettente inizio, il rapporto inizia a logorarsi, cominciano le cassanate e nell'inverno del 2006 il giocatore accetta il trasferimento al Real Madrid.

Il resto della storia la conosciamo. La pessima parentesi in Spagna, la rinascita alla Sampdoria, le esperienze con Milan, Inter e Parma e il ritorno alla Samp, fino al triste epilogo di Verona e Entella. Di lui restano sicuramente i colpi di genio, gol bellissimi, assist geniali e un sorriso contagioso.

Perchè Cassano, col suo istinto si è rovinato buona parte della carriera ma è sempre rimasto se stesso.

Frasi storiche

Non si può non amare un giocatore che dice: "Errori? Nella mia vita ho fatto un paio di errori...al minuto!" oppure che apostrofa Sergio Ramos dicendogli "Tagliati i capelli che sembri Renato Zero!".

Un uomo sempre schietto e sincero, nel bene e nel male, pronto anche a chiedere scusa. Così con Capello " Il miglior allenatore che abbia mai avuto", come con l'ex Presidente Garrone "se potessi tornare indietro non lo tratterei male, mi voleva bene come un figlio".

A Spalletti ha detto: "Mica stai allenando quelle schiappe che avevi all'Udinese? Questa è casa mia, mica casa tua! ". E poi le frasi sulla Juve: "Ho rifiutato la Juve tre volte. Lì vogliono i soldatini, sul binario, sempre dritti". E si potrebbe continuare, perchè si può dire tutto a questo ragazzo, tranne che sia stato banale.

Non abbiamo più il piacere di vederlo in campo ma lo ritroviamo, una tantum, nella trasmissione Mediaset Tiki Taka.

E anche lì, non fa mai mancare simpatia e schiettezza. Memorabili le scintille con Wanda Nara, moglie e agente di Mauro Icardi, accusata dal barese di essere l'unica causa dei problemi del giocatore argentino.

Un giocatore di grandissimo talento, dotato di grande istinto, nella vita e su un campo di calcio. Guascone, istrionico e strafottente. Lo conosciamo così, lo vogliamo ancora così. Auguri, Antonio.

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