L'Università L'Orientale di Napoli in questi mesi ha lavorato alla redazione del Sillabo, un manuale di nuova generazione che verrà messo a disposizione degli agenti penitenziari di tutta Italia. Comprendere usi e costumi dell'Islam, identificare il radicalismo, evitare situazioni potenzialmente conflittuali con i detenuti musulmani osservanti il Corano: queste sono solo alcune delle finalità per cui è stato concepito il compendio.
Il documento è stato pubblicato anche sul sito Train Training, un progetto europeo gestito dal Ministero della Giustizia italiano che punta ad individuare i pericoli legati al terrorismo latente in carcere o in regime di semi-libertà.
È importante conoscere il Corano per combattere i jihadisti
Il Sillabo nasce fondamentalmente dall'esigenza di combattere le cellule di matrice jihadista diffuse in Europa. Si parte dal concetto che una conoscenza approfondita di tradizioni e abitudini culturalmente lontane da quelle occidentali, permetta una maggiore comprensione dell'altro nel rispetto della sua identità, faciliti l'integrazione e, nel caso dei detenuti, la riabilitazione e il reinserimento sociale.
Cogliere la differenza tra un credente musulmano fervente e un estremista aumenta le possibilità di identificare i reclusi potenzialmente pericolosi.
Il Corano e le sue principali regole: dalla preghiera all'alimentazione
Dallo studio è emerso che esistono criticità relative, ad esempio, alla preghiera.
Un musulmano praticante, infatti, deve recitare cinque volte al giorno le ovazioni religiose in direzione de La Mecca, inginocchiato su di un tappeto, dopo essersi purificato con acqua corrente, senza essere interrotto da rumori, musica, o interpellanze da parte degli ufficiali di turno. Una condizione, questa, difficilmente praticabile in carcere e spesso motivo di forti tensioni.
Esistono norme ferree nel Corano che implicano uno stile di vita, di alimentazione, di abbigliamento e di rispetto di difficile applicazione all'interno di una casa circondariale. In diverse occasioni, l'impossibilità di aderire alla propria religione, come comandato dal libro sacro dell'Islam, crea pesanti attriti con gli altri detenuti e con gli agenti di polizia.
In molti casi, però, il rispetto delle regole dettate da Dio a Maometto da parte di un musulmano non comporta necessariamente il suo radicalismo, ma semplicemente una fede e una volontà di viverla anche in prigione.
In seguito alla redazione del Sillabo, le forze dell'ordine potranno disporre di uno strumento utile per riconoscere chi davvero rappresenta un pericolo in un penitenziario o nella società civile.
Un importante passo in avanti nella lotta al terrorismo e un innovativo procedimento di verifica interamente italiano, nato dalla collaborazione tra le guardie carcerarie e i ricercatori dell'Università L'Orientale di Napoli.