Con il giungere della crisi economica sono sorte sotto i nostri occhi le contraddizioni del modello di sviluppo del secolo scorso. Il limite più grande sta nell'attuale valutazione del benessere degli stati. Cio` viene calcolato tramite il Pil, esso e` il valore totale dei beni e servizi prodotti in un certo intervallo di tempo.
Le criticità del Pil sono che esso non tiene conto degli scambi non intermediati da denaro che creano benessere per il paese, inoltre esso incorpora ciò che si produce, ma trascura ciò che si distrugge per produrre. Un esempio calzante del paradosso di questo indicatore e`: se produco un bene senza inquinare produco Pil, ma se produco una cosa dello stesso valore inquinando al punto che qualcuno deve lavorare per ridurre o eliminare l'inquinamento che ha generato il Pil aumenta molto di piu`.
L'uomo in un anno consuma piu` di quanto la Terra possa rigenerare se stessa, a un abitante medio di un paese occidentale servirebbero due pianeti e mezzo per sostenere la sua impronta ecologica. Il Pil non calcola il prezzo che collettivita` paga in termini di danni ambientali.
In questi anni non e` stato trascurato solo l'ambiente. L'orgia ideologica liberista della crescita ad ogni costo ha travolto un altro fattore vitale per le sorti dell'umanita`: quello della giustizia distributiva e dell'equita`. In Italia il Pil negli ultim trent'anni e` quasi raddoppiato ma la sua distribuzione e` stata iniqua: si e` valorizzato la crescita, ma si sono occultate e messe in secondo piano le differenze crescenti.
( nel 2010 il 10% della popolazione deteneva il 45% della ricchezza mentre al 50% delle famiglie rimane poco meno del 10%).
Negli ultimi anni il Pil e` stato messo in discussione da piu` parti e sono state formulate nuove idee per cercare di integrarlo e tener conto del ben-essere degli esseri umani. Le linee di miglioramento del Pil si basano sull'integrazione di nuovi indici e non la rottamazione, il calcolo di misure di benessere e felicita` e la misurazione della sostenibilita` ambientale. L'esempio principale e` la commissione Stiglitz, convocata da Sarkozy, il quale ha colto l'impossibilita` di continuare con il vecchio modello di sviluppo; il rapporto della commissione ha elaborato un nuovo indice il Fil ( felicita` interna lorda), ma la sua soggettivita` e la sua difficolta` di misurazione lo rendono ancora lontano dall'istituzione ufficiale come indicatore.
Discorso diverso vale per il Bes ( benessere equo e solidale) e per lo Human development index ( che misura reddito, speranza di vita e sostenibilita` ambientale) che sono piu` oggettvi ma al momento rimangono in via sperimentale. Gli studiosi sono ancora alla ricerca di un indice statistico che possa integrare il Pil ma le discussioni a riguardo e la vasta letteratura prodotta, sono un segnale di un'inversione di tendenza nel modo di pensare la societa` da parte di economisti, filosofi e politici.
Un nuovo approccio interessante e` quello affrontato da Aldo Eduardo Carra nel libro "Oltre il Pil, un'altra economia" in cui vengono proposti tre nuovi macro indicatori che andrebbero a formare il "nuovo Pil":
1) il Macro Indicatore della Produzione che dovrebbe misurare l'effettivo reddito disponibile delle famiglie, detraendo i costi che vengono scaricati sulle generazioni future, integrandolo con le attivita` di non mercato, come il lavoro domestico e i servizi di cura.
2) il Macro Indicatore della qualita` ambientale che si dovrebbe realizzare sintetizzando indicatori di sostenibilita`, pressione ambientale, impronta ecologica.
3) il Macro Indicatore della qualita` sociale che si dovrebbe ottenere considerando stato di salute, lavoro (livelli di occupazione, distribuzione sul territorio), livello di istruzione, cultura, mobilita` sociale, qualita` della vita, partecipazione politica.
Questo esperimento di "nuovo Pil" e` teso a stimolare una discussione tra parti sociali, politiche e sindacali al fine di misurare piu` equamente e realisticamente il benessere degli stati.
Fondarsi su un modello di sviluppo non piu` indicizzato al Pil potrebbe portare a una diversa via d'uscita dalla crisi, e sarebbe utile per far fronte alle sfide di sostenibilità del Pianeta nei prossimi trent'anni: aumento demografico, scarsita` di risorse, riscaldamento globale e fabbisogno energetico.