Ad inizio settimana è  stata pubblicata una ricerca sul futuro delle nuove generazioni in Italia condotta su 3.600 giovani in età compresa tra i 18 e i 34 anni. Lo Ial nazionale (innovazione, apprendimento, lavoro) avvalendosi dell'istituto ricerche Demopolis e  in collaborazione con la Cisl, ha evidenziato dati che sembrano in controtendenza con quanto dichiarato in questi giorni e furente oggetto di polemica.

Solo il 20 per cento è selettivo nella ricerca del primo lavoro e al momento preferisce fare l'attendista. Il restante 80 per cento del campione vive la ricerca del lavoro in modo spasmodico e il lavoro rappresenta il primo pensiero seguito dalla famiglia.

I giovani vedono nero soprattutto per il rischio di non maturare la pensione e hanno una visione distorta della selezione e del merito nel mondo del lavoro. La maggioranza è convinta che l'accesso al mondo del lavoro sia dettata soprattutto da 2 logiche perverse: la conoscenza di persone influenti e la fortuna.

Meno della metà  del campione confida nel curriculum, nella motivazione e nello spirito di iniziativa. Preoccupa constatare che il lavoro oggi sembra essere una merce di scambio, molti giovani credono più nella possibilità  di uno stipendio a fine mese che nella soddisfazione personale.

Il clima di instabilità , la mancanza di punti fermi, la crisi sembrano aver minato lo slancio dei giovani che, rispetto ai genitori, appaiono meno disincantati.

In questo scenario di negatività emergono però alcuni aspetti positivi: il 90 per cento dei giovani punta sulla perseveranza nel trovare lavoro e fa piacere constatare che un giovane su 6 avvierebbe volentieri un'attività personale.

Più che choosy i ragazzi di oggi sembrano concreti e realisti, probabilmente nel nostro paese esiste un disallineamento tra quanto i giovani si aspettano e quanto il mondo del lavoro e delle imprese sono in grado di offrire. Una cosa è sicura e più volte sottolineata, solo con la creatività  dei nostri  giovani si può uscire dalla crisi, meditate gente, meditate.