Nel 2007 guardando il grafico USA relativo all’andamento dell’edilizia emergeva che negli Stati Uniti si era costruito così tanto che per smaltire le scorte di case pronte erano necessari non più quattro mesi circa, bensì oltre sette: questo è il livello da sempre indice di recessione. Da allora le scorte di invenduto sono salite ben oltre i sette mesi, con punte di un anno nel 2008, lasciando intuire un calo del PIL del 4% su base annua. Ma oggi la quantità di invenduto sta progressivamente diminuendo, favorendo una continua espansione economica.

Siamo addirittura a un livello tale per cui si potrebbe ricominciare a costruire, con un effetto moltiplicatore molto forte.

A supporto di questo si nota un aumento dei prezzi delle case. Questo genererà un volano sui prezzi e modificherà il “sentiment” negativo: nessuno vuole comprare in previsione di un ribasso. Consideriamo inoltre che i nuovi tassi trentennali si aggirano attorno al 3,30%, questo è il minimo storico.

Questi dati fanno ben sperare per la ripresa del settore immobiliare americano che, conseguentemente, porterà a nuove assunzioni, all’acquisto di macchinari per l’edilizia e tutto l’indotto economico che ruota attorno al settore migliorerà. Non è facile dire con quale intensità e velocità questo ci porterà fuori dalla crisi perché l’impatto negativo degli eventi del 2007 è stato molto forte, ma può essere utile considerare che uno studio dell’Australian Bureau of Statistics ha calcolato che per ogni milione investito nell’edilizia si genera un giro d’affari pari a 2,9 milioni, e si creano 13,5 posti di lavoro nell’edilizia stessa e 55,5 in altri settori economici.