Proviamo però a fissare qualche paletto per comprendere, attraverso un confronto europeo, come si posizione l’Italia nel ranking della produttività. Il dato, in particolare, lo fornisce direttamente l’Oecd (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e la realtà fotografata dall’organismo internazionale è davvero sorprendente.
I dati
I dati presentati dall’Oecd tengono in considerazione diverse variabili e fanno suonare dei campanelli di allarme che andrebbero però approfonditi tenendo in considerazione le specificità di ogni sistema Paese.
Limitando il confronto dei dati ai Paesi in cui è in vigore l’Euro, la così detta “Europa a 17”, il primo sobbalzo dalla seggiola avviene leggendo la classifica della media delle ore lavorate per persona. Sul podio, infatti, troviamo la Grecia con 2.032 ore, seguita da Estonia (1.924) e Repubblica Slovacca (1.793). I big della produttività Europea li troviamo tutti in coda: Germania (quattordicesima posizione), Olanda (quindicesima), Francia (tredicesima). L’Italia non è da podio ma guadagna il quarto posto (1.774 ore) inseguita da Portogallo (1.711) e Spagna (1.692).
Se poi diamo un’occhiata anche alla classifica dei Paesi più produttivi (calcolata come rapporto fra Pil e ore totali lavorate) ci accorgiamo che gli equilibri si invertono.
Ai primi posti, nell’ordine, troviamo rispettivamente Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Belgio, Francia e Germania. L’Italia, in questo caso, guadagna la decima posizione, preceduta dalla Spagna e seguita dalla Slovenia.
Una prima riflessione è d’obbligo: sembra che la produttività non sia solo “lavorare di più”. Forse la quadratura va ricercata allora nel modo di lavorare, nell’organizzazione delle risorse.
Come si migliora la produttività
Una possibile soluzione la fornisce l’indagine “Company Welfare” condotta da Manageritalia. Secondo la ricerca, in particolare, una strada percorribile per il miglioramento del benessere e della produttività potrebbe consistere nell’implementazione di pratiche di welfare aziendale.
Dall’indagine emerge anche un altro elemento importante: il profondo legame esistente tra merito e produttività. Ben il 96% dei manager intervistati ritiene, infatti, che il fattore determinante per l’aumento della produttività consista nell’essere valutati sul merito e sugli score ottenuti. Il risultato non è banale come sembra se comparato con gli altri elementi, tutti molto significativi, considerati nella ricerca (gestione delle persone per obiettivi, formazione, gestione manageriale dell’azienda, organizzazione aziendale meno gerarchica e più collaborativa, maggiore conciliazione tra lavoro e vita personale, introduzione di programmi di welfare aziendale).
La realtà fotografata dall’Oecd pone un serio problema per il nostro Paese.
La crisi economica attuale morde, ci ha mostrato una crudele realtà: l’Italia imbarca acqua. Occorre cambiare qualcosa (forse sarebbe meglio dire più di qualche cosa) per liberare finalmente l’enorme, gigantesco potenziale che abbiamo a disposizione. Una crisi economica e sociale rappresenta una piaga, d’accordo, ma può anche essere un’occasione per ricostruire, riformare, innovare. Riusciranno i nostri eroi, gli italiani, a raccogliere la sfida e a trovare una rapida via d’uscita? Ai posteri l’ardua sentenza.