L'obiettivo di queste pagine nonè tanto analizzare le propostepolitiche in sé, ma più umilmente, cercare di trovare una chiave di lettura checi permetta di cogliere l'impatto delle proposte elettorali, sulle modificheall'IMU, sulle tasche degli italiani.

Credo sia doveroso iniziare dalleorigini …

C'era una volta, eravamo nel Luglio'92, l' ISI (imposta straordinaria sugli immobili) divenuta poi ICI nelDicembre dello stesso anno, istituita per garantire un gettito di liquiditàalle amministrazioni locali in difficoltà, dopo una serie di passaggi edevoluzioni, tra cui l'abolizione sulla prima casa del 2009, si è giuntiall'IMU.

L'IMU è stata una proposta dalGoverno Berlusconi (pubblicata in Gazzetta Ufficiale a Marzo 2011 ), con unaentrata in vigore posticipata oltre la fine della legislatura (2014), nelmomento del passaggio di mano al Governo Monti, la proposta del Governo uscenteè stata ripresa con applicazione immediata.

Le polemiche che si sonosusseguite, tralasciando anche qui le questioni politiche, sono legate ad unapresunta iniquità della tassa ed alla necessità di una rimodulazione dellastessa per salvaguardare le porzioni di popolazione più deboli.

Queste stesse polemiche sono allabase delle proposte che, a tutt'oggi, riempiono i media.

Per procedere alla nostra analisi,è doveroso porre due condizioni semplificative di partenza, ovvero, la piena fattibilità economica epolitica delle proposte elettorali che ci sono state sottoposte.

Iniziamo dai dati ufficiali, appenaresi noti dal Dipartimento delle Finanze, secondo cui il gettito totalederivante dall'IMU è stato di 23,7 miliardi di euro, con una quota relativa la prima casa di 4 miliardi dieuro.

Sempre in merito alla prima casa,inoltre, l'85% dei contribuenti ha versato circa 400 euro (circa il 54% delvalore totale), mentre Il 6,8% dei contribuenti ne ha versati oltre 600 (circail 30% del valore totale). Un quarto dei contribuenti, poi, è stato esente dalpagamento dell'IMU per effetto delle detrazioni applicabili.

Ora posiamo passare alle tre propostesul tavolo sono:

· abolizionedella tassa sulla prima casa e restituzione di quella pagata nel 2012 ;

· detrazione di400€ (contro le 200€ attuali) sulla prima casa più 100 euro per ciascun figlioa carico fino a 26, introduzione di una detrazione di 100 euro per le primecase degli anziani soli.

· modificain senso progressivo con esenzione fino a 400/500 euro per i redditipiù bassi.

La prima proposta comporta unmancato versamento (rifacendoci ai dati ufficiali 2012) di circa 4 M€ nellecasse più un esborso di ulteriori 4 miliardi. Secondo il centro studi Nens,però, questi soldi non porteranno benefici alle fasce più deboli dellapopolazione, bensì a quelle già più forti.

Questa conclusione è giunta analizzando la percentuale sul totaleversato di IMU in funzione delle rendite catastali, in particolare, il 10% deicontribuenti (quelli con la rendita massima) hanno contribuito per il 26%, mentre il 20%dei contribuenti (con rendite di primo e secondo decile) ha versato il 5,08%sul totale della tassa.

La seconda proposta porterebbe ad un azzeramento della quota dovuta per lamaggior parte delle famiglie con figli che hanno pagato cifre inferiori ai 300€(parliamo di famiglie che rientrano nel 5,08 di cui sopra), e porterebbecomunque vantaggi alle famiglie più numerose. In questo caso il mancatointroito per lo Stato è stimabile in una cifra comunque inferiore al milione dieuro.

La terza proposta punta a legare la tassa non solo al valore catastalema anche al reddito, consentendo di azzerare l'importo dovuto per le categoriepiù deboli, dal punto di vista del mancato introito per lo stato vale ildiscorso appena fatto sopra.

In conclusione la prima proposta, partendo sempre dall'ipotesi dellapiena fattibilità economica e politica, sembra la più forte, ma anche la menoequilibrata in quanto si dedicherebbe più di una quarto delle risorse dellamanovra ad piccola percentuale di contribuenti "benestanti" (il 10%). Da questo punto di vista le altredue proposte, pur di impatto più limitato, sembrano seguire una strada dimerito legata o alla struttura familiare o ai redditi che porterebbe vantaggi esclusivamente ad una fetta di popolazione prossima all'85%.