Ad esseri sinceri si capisce bene che il Redditometro è uno strumento introdotto con l'intenzione di colpire gli evasori, e quindi non può che fare piacere dedurre che, stanata anche in tal modo l'evasione fiscale, a beneficiarne saranno poi i cittadini onesti, magari con un carico fiscale meno gravoso, e che quindi essi non avranno proprio nulla da temere.
Ma le cose stanno davvero così? E' proprio sicuro che tra gli evasori che la fanno franca e lo Stato che si adopera nell'escogitare nuovi strumenti per arginare il fenomeno: a farne le spese in termini di tempo, di ulteriori preoccupazioni e del ricorso a consulenti che aiutino a rispondere ai rilievi dell'Agenzia delle Entrate, non saranno soprattutto i contribuenti onesti?
Di certo, non fa piacere leggere che in occasione del suo intervento a Telefisco 2013 del 30 gennaio - il convegno annuale on-line de L'Esperto Risponde - Il Sole 24 Ore, a cui partecipano grandi esperti italiani di fiscalità, giunto quest'anno alla 22 edizione, e che tratta tutte le novità fiscali del 2013 - il numero uno dell'amministrazione Finanziaria, Attilio Befera, convinto sostenitore del redditometro, abbia in sostanza detto che: la reazione al redditometro fa pensare che gli evasori in Italia sono ancora abbastanza forti e pronti a opporsi.
Liquidare così, con malcelata arroganza, tutta una serie di dubbi e incertezze, tra l'altro più che legittimi – espressi anche da esperti - riguardo all'operatività e all'efficacia di tale strumento, non è di certo un buon inizio.
Ad esempio, Ugo Arrigo, docente di Finanza pubblica all'Università Bicocca di Milano, si è dichiarato critico nei confronti del redditometro, in diversi suoi interventi, mettendo bene in evidenza alcuni punti deboli di tale strumento.
Ad esempio, la spesa di un soggetto può non essere indice del suo reddito nel caso in cui essa dipenda in parte dai diffusi comportamenti altruistici di persone care che si adoperano per aiutare i propri famigliari o loro conoscenti bisognosi.
E di sicuro sono persone che spendono di più di quello che guadagnano: i cassintegrati; i giovani usciti dall'università che per due o tre anni almeno fanno praticantato professionale a costo zero, anzi a loro spese e della famiglia; i giovani che decidono di mettere su famiglia e di avere figli e che per alcuni anni non possono ancora prescindere dall'aiuto delle famiglie di appartenenza; o coloro che hanno problemi di salute, che richiedono cure costose non garantite dal SSN.
Queste categorie, come diverse altre, potranno alla fine anche essere escluse dal raggio di azione del redditometro ma saranno loro a dover dimostrare che si trovano in certe specifiche condizioni.
Ma la critica più pervasiva è che il redditometro, che intende censire la spesa per dedurre una misura del reddito imponibile, sbaglia per sottostima con quei contribuenti che hanno conseguito un reddito maggiore della spesa, che quindi accresce il loro risparmio e in definitiva la loro ricchezza; e dall'altro lato sbaglia per sovrastima con quei contribuenti che hanno sostenuto una spesa maggiore del reddito e che in realtà stanno erodendo il proprio risparmio (magari anche contraendo debiti) e in definitiva la propria ricchezza.