Fumata nera nella prima votazione per l'elezione del Presidente della Repubblica. Franco Marini, sostenuto da PD, PDL, Lega Nord e Scelta Civica, non ha raggiunto il quorum dei due terzi dei grandi elettori, riuniti dalle 10 di ieri a Montecitorio. Marini si è fermato a 521 voti mentre ne servivano 672 per l'elezione. Sono venuti a mancare i voti dei sostenitori di Matteo Renzi, all'interno del PD, che già avevano pubblicamente dichiarato che non avrebbero votato Marini, ma ha pesato anche, sul mancato raggiungimento del quorum, la valanga di franchi tiratori provenienti anche dal centro destra.

Fuori dall'Aula, in Piazza Montecitorio, diverse decine di manifestanti a favore di Stefano Rodotà come Capo dello Stato, il candidato del M5S votato anche da SEL, hanno applaudito alla notizia della mancata elezione di Franco Marini. Ma la notizia principale della giornata di ieri resta comunque la spaccatura che si è venuta a creare all'interno del Partito Democratico tra chi sostiene Bersani e i sostenitori di Renzi, ma anche tra il PD e la propria base elettorale che da alcuni giorni contesta l'accordo di Bersani con Berlusconi sul nome di Franco Marini.

Alcune decine di appartenenti al partito l'altra sera hanno manifestato, davanti alla sede dove i gruppi parlamentari del PD erano riuniti, e hanno bruciato le loro tessere di appartenenza al PD in segno di protesta, ma la contestazione più massiccia è stata quella proveniente dai social network e dalle migliaia di email arrivate alla sede del partito, che hanno mandato in tilt il server del PD, tutti con lo stesso messaggio: "niente inciuci col PDL".

Cosa succederà ora? Bersani ha fatto sapere ieri sera che si cambia e quindi molto probabilmente Marini non sarà più il candidato del PD come Capo dello Stato ma rimane il fatto che non è stata una bella immagine quella mostrata dal Partito Democratico con le sue divisioni interne e dal suo segretario, Pierluigi Bersani, che dopo aver votato si intrattiene a lungo a discutere con il segretario del PDL Angelino Alfano, dopo averlo abbracciato.

Ora Bersani dovrà giocare una carta vincente che metta d'accordo tutti all'interno del suo partito o non gli rimarrà altro che rassegnare le proprie dimissioni, magari subito dopo l'elezione del Presidente della Repubblica.