Ci troviamo oggi in un momento difficile della recessione economica e a farne le spese sono soprattutto i commercianti medio - piccoli, che molte volte sono costretti a chiudere, incapaci di far fronte alle richieste esose dei padroni di locali.

Ma è veramente conveniente far chiudere gli esercizi commerciali invece di adattarsi con il canone mensile? Secondo recenti studi condotti da istituti di ricerca ai padroni di locali, converrebbe adattare ad un -30% i canoni invece di tenerli sfitti per più anni: innanzitutto vi è un filo conduttore economico: tenere sfitti significa un deterioramento lento e graduale della struttura (tubature, muri e soffitto) che causerebbe un abbassamento forzoso del canone nel tempo.

In secondo luogo vi è un fattore di imposte: tasse come la TARSU, contratti energetici, telefonici e di spese di condominio provocano un prelievo di risorse agli affittuari a vuoto e senza un tornaconto economico. Ma quello che nessuno mette in rilievo nella guerra dei locali sfitti è la sicurezza: le strade delle grandi metropoli senza locali ad illuminarle e a renderle vive provocherebbero all'interno delle città più rischi sicurezza sia per gli abitanti sia per chi lavora in quei luoghi; parliamo soprattutto di quelle realtà già difficili di per sé a causa della crisi sociale ed economica, che con queste chiusure rischierebbero di trasformarle in quartieri sempre più immersi nel degrado dove la criminalità, la prostituzione e i mal affari possono sostituire quel commercio puro che grandi benefici ha reso al nostro paese rispetto agli stati d'Europa, facendoci diventare il paese del commercio per eccellenza.

La situazione deve essere ridiscussa all'interno dei comuni affinché si possa trovare una mediazione, anche temporanea, della situazione e ricostruire di nuovo il commercio che nel nostro paese sembra arrendersi ogni giorno che passa.

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