La prima votazione nelle Elezioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica ha dato un responso di fumata nera. Servivano 672 voti al candidato Franco Marini come quorum necessario, ma è andata peggio di come ci si aspettasse. Addirittura nemmeno i 550 voti che gli autori dell'inciucio (Berlusconi-Bersani) avevano previsto come quota minima per provare a riproporre Marini anche nella seconda e terza votazione, dove restavano necessari i voti dei due terzi della maggioranza, sono stati raggiunti.
Il responso della prima votazione per eleggere il Presidente della Repubblica, ha fatto registrare solo 521 voti per Franco Marini.
Questo risultato si è avuto per molteplici motivi che andrò ad elencarvi. Il candidato Stefano Rodotà lanciato dal Movimento 5 Stelle, ha preso 240 voti, era stato annunciato che anche il Sel di Vendola avrebbe aderito a questo nome, ma il risultato è andato oltre alle aspetttative, segno che i franchi tiratori sono stati superiori a quelli annunciati.
D'altro canto, decine di voti sono stati raggruppati fra D'Alema, Finocchiaro, Monti, Napolitano, Cancellieri e altri, in misura diversa ma significativa del dissenso all'interno del Pd. Oltretutto, oltre 30 voti sono stati assegnati a Chiamparino, tante schede nulle e molte le bianche, tutto questo è il segno di un dissenso che oltre al Pd, si è registrato anche all'interno di Scelta Civica e del Centrodestra.
In poche parole, il messaggio è stato chiaro, Franco Marini è stato bocciato nella prima votazione, ma in realtà non sarà più candidato come Presidente della Repubblica, infatti Pd e Pdl hanno già dichiarato che la seconda e terza votazione andranno a vuoto.
Deciderà la quarta votazione che avrà luogo domani, nel frattempo ci saranno dei vertici di partito per vedere se c'è qualche altro candidato da poter proporre in condivisione, ma il Pd è talmente spaccato che un nuovo accordo con il Pdl è altamente improbabile, mentre il Movimento 5 Stelle sembra orientato fermamente su Stefano Rodotà. Motivo per cui, per ora ha vinto da un lato il Movimento di Grillo, dall'altro il dissenso dichiarato di Matteo Renzi e più in generale la spaccatura in più parti del Pd.
Sembra proprio che per le vere elezioni del Presidente della Repubblica, si debba aspettare a domani 19 aprile 2013, non resta che attendere le prossime anticipazioni su eventuali accordi per il nome di un nuovo candidato.