Stati Uniti a rischio default: questa sì che è una (brutta) notizia. Un eventuale default di un Paese strategicamente importante come gli Stati Uniti può provocare conseguenze davvero catastrofiche. Sono considerazioni facilmente condivisibili quelle del segretario al Tesoro americano Jack Lew, il quale ha sottolineato che si temono scenari inquietanti, che potrebbero innescare una crisi finanziaria dalle implicazioni pesantissime per i mercati e perfino una recessione dalle dimensioni anche peggiori di quella iniziata nel 2008.



I mercati rischiano non solo pesanti perdite e cali di fatturato ma un vero e proprio congelamento.

Del resto la realtà è sotto gli occhi di tutti, siamo al terzo giorno di "paralisi" dei servizi pubblici negli Stati Uniti per mancanza di fondi, mentre la valuta dollaro ha toccato la sua quotazione mensile minima. Parlano i fatti dunque.



Un quadro veramente fosco, quello tratteggiato da una fonte autorevolissima quale Jack Lew, il quadro firmato da un pittore decadente e quasi rassegnato al peggio, alla sconfitta, alla perdita della speranza di riscatto. La gravissima crisi economico-finanziaria che si innescò negli anni 2007-2008 come opportunamente ricordato dal segretario al Tesoro americano Lew ha letteralmente divorato la ricchezza accumulata in un lungo periodo dagli investitori di mezzo mondo e non si vede davvero la luce in fondo al tunnel.

Lasciatemi comunque dire che non è solo la gravità oggettiva della situazione o meglio della congiuntura a lasciare basiti e con scarse speranze, ma anche la consapevolezza dell'inconsistenza di idee della classe politica e dirigenziale non solo americana. Una classe politica e dirigenziale che pare specchiarsi troppo nelle proprie disgrazie per sviluppare quella creatività che in questa fase è davvero l'unica ancora di salvezza. Oggi, più che mai, per evitare un default, servono fatti e non proclami.