In questi ultimi anni ha cominciato a diffondersi in modo sempre più imponente la sharing economy, ovvero l'economia della condivisione; il concetto, i cui confini non sono ben definiti, ha come caposaldo principale quello di alleare la sostenibilità al risparmio, rielaborando antiche forme di scambio o di condivisione la cui eco è ampliata grazie agli strumenti di comunicazione di cui disponiamo.

Sono nate e nascono a ritmo sostenuto piattaforme online che propongono modalità di interazione commerciale del tutto nuove, offrendo spazio per chi cerca o offre beni di ogni genere.

Si presume che questo modello economico aumenti sempre di più sia la sua portata che i suoi profitti, continuando a garantire un'altissima qualità di prodotti offerti grazie a sistemi di controllo come il feedback o le verifiche online di vario genere.



Volendo ripercorrere i primi passi compiuti da questo modello economico, sembra opportuno volgere lo sguardo alla piattaforma che ha fatto, più di tutte, parlare di sé e che malgrado la sua estinzione resterà sempre nella memoria di tutti come il sito che per primo ha ispirato questo modello: Napster.

Il sito costruito per condividere musica, aveva come suo centro l'esigenza di trasmettere saperi (inaccessibili, irreperibili, sconosciuti), e il guadagno previsto era in differenti valute a seconda degli interessati: creatori del sito, artisti e utilizzatori. A poco a poco questo modello di condivisione ha fatto un salto di qualità permettendo anche agli utilizzatori di ottenere profitti, risparmiare denaro, salvaguardare l'ambiente, aumentare la flessibilità di ciascuno. Uno dei punti di forza di questo genere di economia è la praticità, la totale assenza di impegno e la flessibilità; tutti ingredienti che lasciano intendere che si tratta di un lavoro per giovani.

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Vi sono un centinaio di beni che si possono condividere e sono l'audiovisivo (spotify, itunes, grooveshark, emule, ecc.), il sapere (wikipedia, softpedia, imdb, ubuweb, ecc.), ma anche cose molto più pratiche: un tragitto in auto, un dog sitting, un baby sitting, corsi di piano, la propria casa, i giocattoli del proprio figlio, una prestazione lavorativa in cambio di vitto alloggio e una piccola paga, come ben sa chi pratica il WWOOFING (World Wide Opportunities on Organic Farms).

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