Si rincorrono ormai da diverso tempo, diciamo dall'affermazione di Tsipras e Syriza alle elezioni dello scorso 25 gennaio, notizie più o meno fondate sulla scarsità di fondi per pagare pensioni e stipendi pubblici. Si dice che Atene riuscirà a malapena ad arrivare alla scadenza di maggio. A giugno la aspettano pagamenti verso i creditori internazionali per circa 1,5 miliardi di euro, una cifra decisamente importante, comunque superiore alla tranche di 760 milioni di euro pagata negli scorsi giorni al Fondo Monetario Internazionale (peraltro in larga parte ottenuta con uno stratagemma contabile, utilizzando le riserve presso lo stesso Fmi).

Non si sa come la Grecia potrà fare a recuperarli, se non riuscirà ad ottenere dalla troika l'ok per l'ultima tranche di aiuti pari a circa 7 miliardi di euro.

Proprio ieri Alexis Tsipras ha dichiarato a Bloomberg che la Grecia si aspetta, per il prossimo summit di Riga del 21 e 22 maggio, di giungere ad un accordo onorevole che preveda la ristrutturazione del debito e che non comporti il superamento delle famose "righe rosse" delle pensioni e degli stipendi pubblici, che non possono essere tagliati. Cosa si intenda per ristrutturazione non si è ancora capito, anche se sino ad ora i greci si sono limitati a rivendicare la riduzione del tasso di interesse ed il prolungamento delle rate escludendo invece, almeno ufficialmente, l'haircut, ossia la richiesta di tagliare anche la sorte capitale del debito contratto con i "creditori internazionali".

Secondo molti osservatori a fine maggio si chiuderà, per un verso o per l'altro, la partita di Atene.

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E' evidente che se la Grecia non riuscirà a pagare 1,5 miliardi di euro sempre al Fmi e 5,7 alla Bce nel corso dell'estate il default è praticamente scontato. Per il momento pensioni e salari vengono pagati con fondi delle ambasciate greche all'estero.

Se la Grecia sarà abbandonata al suo destino, il default con la conseguente uscita dall'euro saranno inevitabili. Ben consapevole della gravità della situazione, proprio oggi il nuovo segretario del partito di Syriza, Tasos Koronakis, ha diramato un appello rivolto a " a tutti i soggetti progressisti e democratici, sociali e politici, che comprendono che la lotta della Grecia non si limita all'interno dei propri confini nazionali, ma costituisce una lotta per la democrazia e la giustizia sociale in Europa".

Nell'appello Koronakis ribadisce le intenzioni dei greci a rimanere in Europa e nell'Eurozona, ma senza dover essere costretti a tagli a pensioni e stipendi, a rinunciare al salario minimo ed alla tutela del lavoro e ad attuare le privatizzazioni "a prezzi stracciati".

La Grecia dunque non è disposta a sprofondare nuovamente nelle misure di austerità, cui pare i creditori vorrebbero ricacciarla. Da qui l'appello alla costituzione di movimenti politici e di opinione in Europa che possano premere sui loro governi, visto che a questo punto, con la Grecia alle corde, la decisione di far respirare la Grecia non può che essere politica, ribadisce l'appello.