La recessione che sta fiaccando il tessuto produttivo del Brasile - la maggiore economia latinoamericana - rischia di provocare un effetto domino, e trascinare con sé anche altri Paesi dell'Area. Andiamo con ordine. Nel secondo trimestre dell'anno in corso, i numeri del prodotto interno lordo (PIL) verde-oro - dati forniti dall'Instituto brasileiro de geografia e estatística (Ibge) - hanno subito una contrazione dell'1,9 per cento, rispetto ai primi tre mesi del 2015; periodo in cui la crescita aveva già subito un calo dello 0,7, nei confronti dell'ultimo periodo del 2014.

Recessione tecnica quindi, ma non preoccupa solo questo: gli analisti prevedono che la fase critica si trascini per almeno un biennio, contaminando gli altri Stati della Regione.

La più grave crisi dal 1931

E se queste previsioni fossero confermate, si tratterebbe per il Brasile - sino a pochi anni fa un esempio di crescita e inclusione - della crisi più grave di sempre. Come spiega, infatti, l'economista Margarida Gutierrez, docente presso l'importante Universidade federal do Rio de Janeiro(Ufrj), «due anni di caduta consecutiva del PIL, rappresentano un evento cui in questo Paese non si è mai assistito».

O meglio da quando, nel 1948, un istituito statistico nazionale calcola i dati con i criteri odierni. E', infatti, noto che nel 1930 e nel 1931 l'economia brasiliana subì una grave contrazione, per via delle conseguenze mondiali della cosiddetta Grande depressione. Risalire alle cause di questa impasse non è difficile: vanno ricercate nelle misure di austerity disposte dal Governo di Dilma Rousseff, nel crollo dei prezzi delle materie prime, ma soprattutto nella crisi etica e politica che scuote alle fondamenta l'Esecutivo di Brasilia, indebolendo il capo dello stato.

Il Mercosur vede nero

Semmai è più complesso approfondirne gli effetti sull'Area latinoamericana, già inquieta per le turbolenze finanziarie cinesi. Gli Stati che più subiscono le difficoltà brasiliane come una zavorra, sono gli altri membri del Mercosul (Mercado comum do sul): Argentina, Paraguay, Uruguaye Venezuela. I più esposti sono forse propri i cugini argentini, annichiliti da mesi di stagnazione e inflazione alle stelle.

Il Governo di Buenos Aires ha ammesso le preoccupazioni, segnalando che l'annunciato calo della ricchezza prodotta in Brasile è ancor più dannoso della recente svalutazione del real innanzi al dollaro, naturale freno all'export verso il Gigante verdeoro.

Nei primi sette mesi dell'anno, le esportazioni degli altri Paesi del Mercosul verso il Brasile sono diminuite addirittura del ventitré per cento, rispetto allo stesso periodo del 2014.

L'export globale del Latino America è invece calato del ventuno per cento, secondo il Ministério do Desenvolvimento, indústria e comércio exterior brasiliano. Dati poco confortanti anche per il capitolo import: le vendite brasiliane sono, infatti, diminuite del tredici per cento, sia verso il Mercosul, sia l'America latina globalmente considerata.

Si teme il declassamento dei titoli

Gli osservatori sono tuttavia convinti che le conseguenze della recessione della settima economia mondiale - col corollario dell'aumento della disoccupazione, e del balzo dell'inflazione sino a quota 9,5 per cento annuo - possano andare oltre il commercio sub regionale.

Infatti, un eventuale declassamento finanziario brasiliano, avrebbe inevitabili ripercussioni anche su altri Paesi emergenti: forse non solo su Cile, Colombia e Perù, ma anche sul Messico.

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