Le parole di Wolfgang Schaeuble, ministro tedesco per l'economia, nonché il più accanito oppositore delle proposte greche, hanno immediatamente agitato i nuovi vertici di Volkswagen. Il consiglio di sorveglianza dell'Azienda ha annunciato di avere allo studio una serie di misure atte a garantire un rapido taglio dei costi. Tra le proposte in esame esiste quella di fermare alcuni impianti, per evitare il declassamento da parte delle agenzie di rating (meglio avere operai a casa, piuttosto che avere troppa produzione che il mercato, spaventato dallo scandalo in corso, faticherebbe ad assorbire: questo per chiarire quanto siano discutibili alcuni indici, nei criteri di rating).

Il problema del rating

E' essenziale che tale declassamento non arrivi, poiché renderebbe più oneroso l'accesso al credito (un rating più basso, agli occhi delle banche, renderebbe più rischioso il finanziamento, da tutelare con un maggiore costo degli interessi), proprio nel momento in cui la Casa di Wolfsburg ha in previsione colossali esborsi di denaro, per pagare sanzioni e decine di migliaia di richieste di danni.

Nel mondo, i veicoli sicuramente coinvolti sono 11 milioni. Solo ieri, Crédit Suisse ipotizzava per VW, nel peggiore dei casi, 78 miliardi di euro di costi per ripianare quanto è stato causato dalla deliberata manipolazione delle centraline dei suoi motori diesel, programmate per 'mentire' in caso di verifiche sulle emissioni inquinanti. La fabbrica di motori Salzgitter (appartenente alla costellazione Volkswagen) si è vista cancellare un turno lavorativo (organizzato in precedenza, allo scopo di soddisfare la crescente domanda). Altri tempi, anche se non sono passate nemmeno due settimane dalla scoperta della truffa.

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Ulteriori brutte notizie

Intanto continuano ad aumentare i numeri delle auto Volkswagen (e relativo Gruppo) coinvolte nel Dieselgate: in Corea del Sud verranno ritirati 100 mila veicoli, da esaminare e ripristinare a norma. L'Australia, dopo la notizia di ieri, ovvero la sua intenzione di sanzionare fino a 700 mila euro ogni dispositivo truccato, installato da Volkswagen per falsificare i dati sulle emissioni anti-smog, comunica che i possibili veicoli a rischio ammontano a 50 mila.

In soldoni, sarebbero 35 miliardi € di sanzioni. Al momento, per far fronte agli inevitabili esborsi, sono escluse vendite di beni aziendali od azionari: Volkswagen ha già accantonato (per il solo terzo trimestre 2015) 6,5 miliardi di euro per le prime sanzioni: se le richieste immediate dovessero superare tale accantonamento, gli analisti non escludono che possa essere deciso un drastico aumento di capitale.

Le nuove cariche aziendali

Come previsto, riaffiora la lotta interna tra il 'clan' familiare Porsche-Piech (che detiene la maggioranza dei diritti di voto in Vw) e i superstiti della gestione Winterkorn. I Porsche spingono per la nomina di Hans Dieter Poetsch (già capo delle finanze del Gruppo) a presidente del consiglio di sorveglianza: nomina a rischio, in quantotale manager ètroppo invischiato nello scandalo.

La Porsche ha nominato il successore di Matthias Mueller (passato alla guida del gruppo): Oliver Blume è il nuovo Ceo.

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