Nuovo crollo in borsa, con una situazione che, in questo momento, ha connotati molto preoccupanti. I mercati europei sembravano aver rialzato la testa, ma il momento positivo è durato meno di un respiro. Nel primo pomeriggio, Milano è finita in territorio negativo cedendo più del 5%, con Parigi a -3.3%, Francoforte a -2.1% e Londra a -1.9%. L’euro ha guadagnato qualcosa rispetto al dollaro, raggiungendo un tasso di cambio di 1.1285, mentre lo spread è tornatosopra la soglia d’allarme di 150 punti.

Secondo alcuni, il problema sono le banche centrali

Il problema principale, almeno in questo momento, sembra essere il ruolo delle banche centrali. Il rialzo dei tassi varato, dopo molte indecisioni, dalla Fed, si è rivelato in parte inappropriato. Secondo alcuni, anzi, la Fed non avrebbe interpretato nel modo corretto il momento dell’economia, finendo per aggravare i problemi anziché risolverli. La Fed “may have made a huge mistake”, come ha scritto di recente il Washington Post. La Bce ha promesso di iniettare nuova liquidità nel sistema, ma i listini sembrano avere ignorato la notizia. L’impressione è che i mercati non credano più molto alle banche centrali, ridimensionando il ruolo cruciale e imprescindibile di queste ultime nella calmierazione degli assalti speculatori.

I problemi, in realtà, sono molti

Dal giugno dello scorso anno, la borsa cinese ha perso quasi il 40% del suo valore, assestandosi su una situazione più realistica, priva dei rigonfiamenti riconducibili alla bolla finanziaria. In aggiunta, è ormai chiaro che il tasso di crescita di Pechino non sarà mai più dell’ordine del 10%, come è stato fino a qualche tempo fa.

L’economia mondiale si è ritrovata così priva di una locomotiva di cui ha disperato bisogno. Europa e Stati Uniti devono pensare più a sopravvivere che a crescere, mentre l’elenco dei paesi a rischio recessione si allunga: secondo le analisi di Bloomberg diffuse a metà gennaio si va dal Venezuela esportatore di petrolio al Brasile, dalla Grecia alla Russia, da Taiwan all’Argentina e all’Ucraina.

In molti sono convinti che problema sia l’assenza di domanda, a sua volta conseguenza di una eccessiva disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Il sistema capitalistico – liberista tende a concentrare la ricchezza in poche mani e a continuare a incrementarla. Nel frattempo, il salario medio cala o perde potere di acquisto e la domanda si riduce. Se la domanda si riduce, le imprese non hanno interesse a crescere e a innovare, cioè non creano nuovi posti di lavoro, la disoccupazione o l’occupazione saltuaria crescono favorendo una ulteriore contrazione della domanda.

Una possibile soluzione potrebbe essere la riduzione degli orari di lavoro, ma, per mantenere inalterato il potere d’acquisto della popolazione media, sarebbe necessario un sostanzioso taglio delle tasse, ritenuto impossibile da tutti i governi del mondo.

Con ciò si arriva infine a parlare di austerità, da molti indicata come responsabile di buona parte dei problemi, specie in ambito europeo. Che un’analisi di questo genere sia corretta è questione opinabile, ma che l’austerità non stia fornendo, al momento, vere soluzioni sembra ormai un fatto accertato.

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