I cittadini inglesi che in questi giorni si recheranno pressoun'agenzia cambia valute, prima di partire per qualche bella destinazione europea o mediterranea,assisteranno a una storica sorpresa: cambiando 100 sterline riceveranno indietro 97 euro. Una cosa mai accaduta prima, un valore che ha un impatto più sulla psicologia dei sudditi della regina che sui loro portafogli, ma che ben racconta quanto imprevedibile possadiventare la vita in Inghilterra dopo la Brexit. Da fine giugno la sterlina ha perso il 15% circa del suo valore, e certamente non è tutta colpa del referendum che ha portato l'Inghilterra fuori dalla Ue.

Una grande responsabilità lo ha un algoritmo fasullo, un bug che in una notte di ottobre ha fatto un bello sgambetto alla moneta.

I risultati immediati fanno sorridere soprattutto i turisti europei: chi arriva negli aeroporti Londra, Birmingham, Manchester e di altre città inglesi, cambia gli euro a condizioni mai viste e di conseguenza ha un potere d'acquisto considerevole durante la propria vacanza. Viceversa, gli inglesi che volessero scoprire l'arte di Roma, l'avanguardia di Berlino, il clima temperato di Barcellona o la grandeur di Parigi non se la passano così bene come prima.

Sterlina giù, multinazionali sul "chi va là"

La sterlina debole sicuramente aiuterà le esportazioni inglesi verso l'Europa, ma è chiaro che proprio chi ha votato per la Brexit (che secondo tutti i rilevamenti ufficiali appartiene al ceto medio-basso) acquisterà beni e andrà in vacanza a costi visibilmente più cari.

Questo è il secondo tangibile problema che gliinglesi devono affrontare nel dopo Brexit: il primo è stato l'addio a 4,5 miliardi di sterline di fondi europei per l'agricoltura.

In un processo di fuoriuscita dall'Ue che durerà come minimo fino al 2019, con numerosi accordi commerciali da siglare, leggi da recepire e incognite amministrative di ogni tipo, si temono contraccolpi in molti settori industriali.

Nel settore dei voli low cost, i giganti EasyJet e Ryan Air attendono con ansia i nuovi accordi economici, visto che fino a giugno scorso i cieli europei erano interpretati come un unico, grande mercato. Tali negoziazioni potrebbero far salire i costi dei servizi e dunque dei voli, stravolgendo il dna di queste importanti compagnie.

Intanto l'auto non aspetta: se al Salone di Parigi Land Rover ha sfoggiato con orgoglio la nuova Discovery (il marchio appartiene però al colosso indiano Tata), Renault, Jaguar e Audi hanno deciso di spostare i laboratori ricerca e sviluppo dall'Inghilterra all'Est Europa, e anche i costruttori giapponesi minacciano una fuga di massa.

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