Secondo fonti dello stesso quotidiano il "Fatto", il colosso petrolifero eni avrebbe deciso di ritirare un budget di 20.000 euro già stanziato per l'acquisto di pagine pubblicitarie. La controversa motivazione starebbe nelle rivelazioni dei giornalisti del quotidiano che avrebbero portato alla luce un gravissimo episodio di corruzione che vede implicati i maggiori dirigenti dell'Eni, riguardante alcune concessioni petrolifere in Nigeria. L'articolo intitolato: "Tangenti Eni Nigeria - Jet, Cadillac e contanti: ecco chi ha preso il miliardo" rivelerebbe nomi altisonanti dell'industria petrolifera italiana e mondiale immischiati in un maxi tangente da circa 1 miliardo di euro destinato all'entourage dell'allora presidente nigeriano Goodluck Jonathan.

I soldi sarebbero finiti nelle tasche dei più stretti collaboratori dell'ex capo di stato africano che li avrebbero utilizzati per arricchire i propri conti personali.Tra i nomi di spicco citati dal quotidiano spunterebbero anche quelli di alcuni avvocati americani di grido che avrebbero agevolato l'affare. Va però detto che nessun altro quotidiano ha ripreso la notizia e che la stessa Eni in queste ore ha affermato di aver stretto ancora di più la collaborazione in campo petrolifero con lo stato africano. Un paese di 180 milioni di abitanti tormentato anche dalla presenza di spietati integralisti islamici conosciuti come Boko Haram.

Nigeria e petrolio, da decenni un rapporto basato sulla corruzione

la Nigeria è il primo produttore petrolifero dell'intera Africa ed uno dei primi al mondo.

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I giacimenti si trovano principalmente nella paludosa zona conosciuta come "Delta del Niger", una vastissima area di oltre 70.000 chilometri quadrati che abbraccia molte città e stati federati della Nigeria. E corrisponde all'immensa ansa che il fiume Niger crea nel ricongiungersi all'oceano. Questa zona, ricchissima di petrolio, è paradossalmente una delle più povere del pianeta, tormentata da scontri etnici e da una disoccupazione che sfiora l'ottanta per cento. Ed è qui che le principali imprese petrolifere del mondo sono costrette a scontrarsi con una cultura economica basata sul clientelismo e sulla corruzione. Purtroppo in questa parte del mondo i proventi dell'oro nero, sia quelli legali che quelli illegali, vengono amministrati solamente dall'elite nigeriana, riconosciuta come una delle più corrotte e inaffidabili al mondo. Da sempre al centro di scandali per la cattiva gestione dei petroldollari che vanno ad arricchire solo i politici e l'oligarchia dello stato africano.