La Brexit è una realtà. Con la firma odierna del premier Theresa May e la consegna al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, della lettera di notifica dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona, parte il processo di uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

Tra le tante reazioni ci sono naturalmente anche quelle dei vettori aerei, soprattutto low cost: l'uscita dal sistema europeo 'Open Skies' - una sorta di mercato unico dei cieli - pone la necessità per il governo inglese di negoziare un accordo bilaterale con l’Ue per consentire Voli da/per l’Europa.

Questo potrebbe comportare aumenti dei costi operativi e, come annunciato più volte dal CEO ryanair O'Leary, un aumento delle tariffe da applicare da e per il Regno Unito, con conseguente possibile diminuzione del traffico e un calo degli investimenti della Compagnia nel Paese.

Brexit, la reazione Ryanair tra il serio e il faceto

'Scappa dall'Europa verso il Regno Unito, da 19.99 euro!' E l'offerta spiritosa che ha subito lanciato Ryanair all'annuncio dell'avvio definitivo della Brexit, con voli da 19.99 euro per diverse mete UK.

Più seriamente, invece, Ryanair, con una nota, ha sollecitato il governo d'oltremanica a mettere in prima linea il tema del trasporto aereo nei negoziati che inizieranno per l'uscita dall'UE, 'prevedendo un piano post-Brexit coerente, pena il rischio di rimanere senza voli per/dall’Europa', almeno per un certo periodo di tempo. Questo a partire da marzo 2019, quando è prevista l’uscita effettiva. Ryanair prosegue nel suo appello segnalando al Governo di Sua Maestà che resta solo un anno per mettere a punto una strategia nel campo dell'aviazione: la la programmazione per l’estate 2019 va definita infatti entro marzo 2018.

Brexit, easyjet cerca casa in territorio UE

EasyJet, low cost britannica doc con sede principale a Londra Luton, ha fatto da subito (già lo scorsa estate, dopo il voto degli inglesi al referendum), una scelta più drastica: cercare di ottenere una nuova licenza di volo in un altro Stato dell’Unione Europea, in modo da non dover stipulare da zero accordi di volo con l'Europa (o nel peggiore dei casi, con i singoli paesi membri) e non dover abbassare il capo accettando il decalogo dell'Ecaa (spazio unico europeo).

Secondo quanto riferisce Corriere.it, la scelta dovrebbe cadere su Irlanda o Malta, entrambi Paesi in cui la lingua ufficiale è l’inglese.

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