Quella che era solamente un’indiscrezione, anche se ben fondata, ora sta per divenire realtà. Spotify approda in borsa e sarà quotata già entro la fine di marzo 2018, dunque entro il primo trimestre del nuovo anno. Non c’è ancora una conferma ufficiale, tantomeno dalla casa madre, ma secondo diverse fonti spotify avrebbe già inviato alla SEC (l'organismo di controllo di Wall Street) i documenti necessari per la quotazione diretta.

Una piattaforma che vanta oltre 140 milioni di utenti nel mondo

Quindi, la piattaforma lanciata nel 2008 dalla startup svedese "Spotify AB", che oggi ha superato i 140 milioni di utenti totali nel mondo fra abbonati e coloro che usufruiscono della versione free supportata dalla pubblicità, ha scelto di evitare il percorso più macchinoso del tour di presentazioni ai possibili investitori optando per una procedura più snella e più veloce.

Gli istituti finanziari potranno partecipare, ma non gestire la regia dell’operazione. Spotify si tufferà nel mercato diretto senza troppe reti di sicurezza, ma anche con la forza del suo marchio ormai conosciuto a livello globale, senza confini di sorta, tanto che l’attuale valutazione, comunque non del tutto chiara, stando ai rapporti sulle transazioni private registrate, dovrebbe aggirarsi intorno ai 19 miliardi di dollari.

Numeri impressionanti che si aggiungono a quelli diffusi recentemente secondo i quali negli Stati Uniti i servizi di streaming come Spotify, Apple Music e Amazon Music rappresentano oltre due terzi del business e stanno ancora crescendo rapidamente. Secondo BuzzAngle, un altro tracker di dati musicali, gli ascoltatori americani hanno trasmesso in streaming 377 miliardi di canzoni l'anno scorso, con un aumento all’incirca del 50% rispetto al 2016.

Altri colossi si apprestano ad entrare a Wall Street?

Una scelta che sarà seguita con attenzione anche da altre realtà della nuova generazione che, a quanto pare, stanno valutando come e quando effettuare il grande salto in borsa. Spotify potrebbe fungere da apripista ad una nuova ondata di "new age" finanziaria con la prima indiziata a seguire le orme del servizio streaming musicale che sembrerebbe essere Pinterest.

Più probabile invece che altri marchi famosi come Lyft e AirBnB rimangano ancora per un po’ nell’ombra e decidano di muoversi solamente a fine 2018, se non addirittura nel 2019. Discorso diverso per Xiaomi, il produttore cinese di smartphone in incredibile ascesa nato nel 2010, che attualmente viene dato come la più probabile new entry a Wall Street.

L’accusa della Wixen Music per la violazione del copyright

Ma, seppur tanto attesa e presentata a fine dicembre, la presentazione dei documenti da parte di Spotify potrebbe anche non portare ad un immediato accesso in borsa.

A portare nuvoloni neri sul cielo musicale della piattaforma streaming è stata infatti nelle scorse ore la citazione in giudizio depositata in tribunale federale della California da parte di Wixen Music Publishing con l’accusa di violazione della legge sul copyright statunitense ed una richiesta di risarcimento danni che ammonta a 1,6 miliardi di dollari. Per chiarezza, Wixen Music Publishing rappresenta canzoni, di autori come Tom Petty, Neil Young, Stevie Nicks e tanti altri. Spotify è incolpata di aver utilizzato migliaia di canzoni senza licenza e compenso per l'editore.

Un ostacolo forse inatteso verso Wall Street, o forse no. Per prima cosa bisognerà capire se l’accusa è fondata, poi seguire il filo delle competenze e delle responsabilità. Infine, si potranno valutare eventuali accordi tra le parti (già avviati?) che consentirebbero di chiudere la vicenda a cifre molto inferiori.

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