Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, parlando con i giornalisti a margine della riunione congiunta di Eurogruppo ed Ecofin [VIDEO], è ritornato sul tema dell'Unione bancaria europea mettendo, purtroppo, in evidenza la situazione di stallo che si è venuta a creare. Stallo dovuto, secondo il ministro, a delle precise divergenze tra i vari Paesi su tematiche fondamentali come, ad esempio, la condivisione dei rischi. Ma vediamo, più nel dettaglio, cosa ha detto il ministro dell'Economia e come questo potrebbe impattare sul dibattito in corso a livello europeo sulla necessità di consolidare l'unione bancaria.

Le dichiarazioni di Padoan

Anche se il ministro dell'Economia Padoan non ha voluto dire apertamente a chi si riferisse vi sarebbe una minoranza di Paesi e, ovviamente, di loro rappresentanti che, direttamente o indirettamente, si oppongono al processo che, gradualmente, dovrebbe portare all'unione bancaria europea.

E, sempre secondo Padoan, non può essere preso ad alibi di questo stallo neanche il fatto che, attualmente, in Germania non si sia formato il nuovo governo. Anzi, secondo il ministro, proprio la mancanza di un governo forte in terra tedesca dovrebbe spingere verso un'accelerazione del processo di unificazione bancaria.

Alla base delle divergenze, continua il ministro, molto probabilmente vi sono differenze di vedute sulla condivisione dei rischi. L'Italia, da parte sua, si troverebbe nel novero di quei Paesi, e sarebbero la maggioranza, che vorrebbe introdurre ulteriori meccanismi di condivisione. Anche perché si tratta di decisioni già prese a livello europeo e che ora occorre solo tradurre in pratica. Padoan fa riferimento ai sistemi di assicurazione dei depositi e al sistema di backstop per la risoluzione delle crisi bancarie.

Il pretesto dei Non Performing Loans

A coloro che affermano che non sia stato fatto ancora abbastanza per ridurre il livello di crediti deteriorati [VIDEO] su base europea, il ministro risponde respingendo le accuse al mittente e affermando che si è fatto molto per ridurre il rischio, anche quello derivante dai NPL, molto poco, invece, ribadisce, si è fatto in tema di condivisione di quello stesso rischio. Questa non deve, quindi, essere una scusa per rinviare l'Unione Bancaria, è il suo ragionamento. A condividere questo punto di vista non è solo un gruppo di Paesi, ma la stessa Commissione europea. Infatti, solo progredendo verso una convergenza della condivisione dei rischi si potrà rafforzare la fiducia nella capacità della zona euro di resistere ad eventuali shock avversi.

Il parere di Mario Centeno

Anche il presidente dell'eurogruppo, Mario Centeno, ha messo in evidenza come la condivisione dei rischi tra le banche europee rafforzerà l'economia della zona euro. Ma questo non vuol dire, ha precisato, che i paesi con un settore bancario meno stabile potranno usufruire di maggiori trasferimenti.

Una precisazione doverosa per placare i timori di molti paesi europei di prima fascia che vedono il cammino verso una maggiore integrazione dei sistemi bancari come un pericolo. Il Presidente Centeno è tornato, poi, ad insistere sulla necessità di uno schema comune di assicurazione dei depositi. Lo scopo è ridurre il rischio di corsa agli sportelli e, quindi, proteggere sempre meglio i piccoli risparmiatori. Secondo Centeno i timori di alcuni paesi, secondo cui il peso dei salvataggi bancari di sistemi più fragili gravi totalmente sui risparmiatori dei paesi più stabili, sono ingiustificati. L'obiettivo che si vuole raggiungere con il completamento dell'unione bancaria europea è quello di svincolare i soggetti dalle banche locali e permettergli di reperire capitali da ogni parte dell'Unione Europea. Secondo il Presidente dell'Eurogruppo questo avrà effetti positivi anche sull'occupazione, creando più posti di lavoro.