Appare sempre più vicina la fine per le autovetture dotate di motorizzazione diesel: sempre più case automobilistiche hanno deciso o si preparano a decidere la cessazione o la drastica riduzione nella produzione di vetture alimentate a gasolio, mantenendo in listino le sole auto a benzina, a motore elettrico o ibride.

Dopo il cosiddetto diesel-gate e il conseguente danno di immagine per Volkswagen (oltre al ritiro di centinaia di migliaia di auto, a un’ammenda da 14,7 miliardi di dollari imposta al gruppo tedesco, che ora deve affrontare una pesante class action negli Stati Uniti, con la prima udienza in tribunale nello scorso dicembre), è arrivata anche la sentenza del tribunale amministrativo federale di Lipsia, in Germania, che autorizza le città tedesche a vietare la circolazione nei centri urbani non solo alle vetture diesel fino a Euro 3, ma anche con motorizzazione Euro 4 e 5.

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Il tribunale ha accolto la tesi secondo la quale solo il blocco delle auto a gasolio risulta una misura efficace per contenere le emissioni di biossido di azoto.

Anche Fca orientata a dire stop ai diesel

E ora, dopo gli annunci di Volvo, Toyota e Porche, anche FCA sembra orientata a interrompere la vendita di vetture con motore diesel [VIDEO], mantenendo l’alimentazione a gasolio per i soli veicoli commerciali.

Manca una comunicazione ufficiale, ma lo stop ai diesel “made in Fca” potrebbe essere datato 2022. Anche in questo caso la motivazione sarebbe la stessa addotta dagli altri costruttori: aumento dei costi per mantenere sempre più basse le emissioni inquinanti, in linea con le normative, e drastico calo della domanda.

La svedese Volvo proseguirà con l’offerta di motori diesel, ma a partire dal 2020 avrà in catalogo almeno una gamma con propulsione elettrica, aumenteranno le versioni ibride e saranno presentati nuovi modelli con alimentazione solo a elettricità. Diversa la scelta di Porche: da un lato non venderà più vetture modello Macan a gasolio, dall’altro lancerà una nuova serie di propulsori, sempre meno inquinanti e destinati alle Cayenne. Come noto, Toyota ha annunciato la sospensione delle vendite di vetture diesel in Italia, lasciando in listino solo modelli a benzina o ibridi.

Mercedes, Bmw e Volkswagen non abbandoneranno il gasolio, ma prevedono pesanti investimenti su elettrico e ibrido. La prima produrrà una nuova gamma di veicoli a marchio EQ, versioni interamente elettriche di veicoli già disponibili sul mercato. Smart, invece, dal prossimo anno non produrrà più vetture a benzina, dopo aver abbandonato l’alimentazione a gasolio già nel 2014, passando quindi a una produzione interamente a zero emissioni, scelta peraltro già abbracciata da Tesla.

Si vendono sempre meno vetture a gasolio

Non era mai accaduto dal 2009 ma nello scorso anno nella cosiddetta Europa a 15 (quella composta da Italia, Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio, Germania, Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria, Svezia e Finlandia) le vendite di vetture a benzina hanno superato quelle delle auto a gasolio, con queste ultime che hanno registrato un calo nelle vendite pari al 17%. Scenari diversi da Paese a Paese: se in Germania, per esempio, le vetture a benzina sono risultate il 61,7% del totale, in Italia si è continuato a preferire auto diesel, con vendite pari al 56,7% del totale.

Nelle scelte è complice anche l’aspetto inquinamento. Oltre ai Land tedeschi, anche il sindaco di Roma, Virginia Raggi, punta a escludere le vetture diesel dalla circolazione nel centro della capitale e si parla con insistenza di un possibile taglio agli incentivi per l'acquisto di auto a gasolio [VIDEO], ma se quest'ultimo viene indicato come carburante particolarmente inquinante, non sempre questa accusa è veritiera. Bruciare gasolio produce una maggior quantità di ossido di azoto (NOX), ma se si esamina l’anidride carbonica (CO2) a parità di cilindrata un motore diesel inquina meno rispetto a uno a benzina e questo preoccupa non poco i costruttori, perché un cambio troppo veloce nelle motorizzazioni del parco circolante potrebbe rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi ambientali. In poche parole: se si passa in un tempo troppo breve alla maggioranza di motori a benzina, si rischia di avere valori più bassi per l’ossido di azoto ma molto più alti del previsto per l’anidride carbonica, risolvendo un problema ma creandone contestualmente un altro.