Arriva un nuovo allarme in merito al comparto delle criptovalute e delle monete digitali, un settore che negli ultimi tempi è stato al centro del dibattito finanziario pubblico e che ha prodotto spesso opinioni molto divergenti tra gli esperti. L'ultimo commento in ordine di tempo arriva dalla banca d'italia, che si è espressa al riguardo con toni preoccupati all'interno del proprio Rapporto sulla stabilità finanziaria. Vediamo tutti i dettagli.

La crescita del settore delle criptovalute e la preoccupazione dei regolatori

Negli ultimi mesi il settore delle criptovalute è stato caratterizzato da una altissima volatilità, che ha visto le quotazioni arrivare a toccare picchi percentuali al rialzo ed al ribasso a doppia cifra. Una situazione che non può certamente dirsi normale e che se da un lato può comprensibilmente caratterizzare un campo tanto innovativo come quello delle monete digitali, dall'altro desta in tutta evidenza preoccupazione nei regolatori pubblici.

Per capire la dimensione del fenomeno (ed i rischi che vi sono collegati), basta considerare che nel 2018 vi sono in gioco oltre 660 miliardi di euro (di cui 330 miliardi per il solo Bitcoin). È chiaro quindi che la questione non risulta ormai catalogabile come marginale, mentre il fatto di non aver visto questa tecnologia raggiungere un adeguato livello di maturità e integrazione con l'economia ordinaria rappresenta un ulteriore elemento di pericolo spesso sottostimato dagli investitori.

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E come se tutto ciò non bastasse, eventuali crolli nelle quotazioni potrebbero generare in futuro anche dei rischi sistemici, considerando la continua crescita di questo mercato.

Il rischio bolla evidenziato nel rapporto di Bankitalia

L'insieme delle condizioni appena descritte genera per la Banca d'Italia un evidente rischio per la stabilità finanziaria futura, perché il sistema delle criptovalute presenta un andamento dei prezzi che può facilmente identificarsi con il caso della bolla speculativa.

Un elemento che diventa ancora più evidente se si pensa che utilizzare queste nuove valute per i normali scambi o pagamenti quotidiani è ancora qualcosa di molto lontano dalla realtà. Sia perché vi sono evidenti limitazioni tecnologiche al loro utilizzo, sia perché il modo in cui funzionano non consentono di garantire l'efficienza dell'esecuzione e dei tempi di scambio. Oltre al fatto che le quotazioni presentano, come già evidenziato, picchi in grado di rendere estremamente volatile la transazione.

E tutto ciò senza per altro considerare che ulteriori rischi potrebbero riguardare le nuove piattaforme di scambio, fondate proprio per permettere la conversione tra valute tradizionali e monete digitali. Il ruolo degli intermediari risulta infatti ancora non regolamentato o garantito da terzi, con elementi di dubbio che si estendono anche ai cosiddetti portafogli virtuali di criptovalute.

L'invito a non utilizzare le nuove monete digitali

Stante la situazione appena descritta, la Banca d'Italia ha quindi suggerito agli intermediari finanziari di "non acquistare, vendere o detenere criptoattività", esprimendo quindi un giudizio finale di bocciatura per l'elevato rischio di bolla speculativa che continua a caratterizzare il comparto.

Una valutazione che d'altra parte va di pari passo con quella già espressa da molti regolatori internazionali, alcuni dei quali sono arrivati addirittura a vietare l'utilizzo delle criptovalute nel proprio Paese.

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