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Il governo Lega-M5S aveva ricevuto pesanti critiche dopo il salvataggio della Banca Carige. Le critiche arrivavano non in quanto si pensasse che il salvataggio fosse stato un atto sbagliato, ma perchè risultava esser praticamente simile a quanto attuato da precedenti governi. Con il salvataggio della Carige, infatti, i grillini hanno messo in scena quello che prima criticavano agli altri governi quando loro stavano all’opposizione. Sono rimaste infatti più che 'famose' le invettive degli esponenti del M5S, che ritenevano gli esecutivi troppo vicini agli istituti di credito. Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, e vice presidente del consiglio, stavolta è pero intervenuto in Parlamento facendo nome e cognome dei responsabili della crisi della Carige e additandoli con accuse pesanti: 'Hanno messo in pericolo i risparmi dei cittadini'.

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La ricostruzione di Di Maio

Secondo Luigi Di Maio, il modus operandi all'interno della Carige era ben noto da tutti come fosse "un segreto di Pulcinella". "In Carige, negli ultimi tre anni, dopo il disastro della precedente gestione - evidenzia Di Maio - si sono alternati numerosi presidenti ed amministratori delegati contribuendo a rendere ancora più grave una situazione già critica". La mala pratica originerebbe da cattive gestioni tipiche in Italia, vale a dire una Politica troppo corrotta e delle banche che hanno sempre fatto il suo gioco. Il ministro del Lavoro ha anche sottolineato come risalire alla genesi dei problemi non sia un'impresa titanica, parlando unicamente di puntini da unire.

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Secondo Di Maio, i problemi nelle banche deriverebbero da una commistione tra politica e banche stesse: egli sostiene che i dirigenti, dietro pressioni politiche, siano pronti ad elargire prestiti a chiunque senza tenere conto dei possibili rischi per i risparmiatori. L'unico obiettivo, sempre secondo il vice presidente del consiglio, sarebbe quello di mantenere la poltrona e fare gli interessi, eventuali, dei politici "sponsor".

Di Maio fa nomi e cognomi

I nomi dei responsabili vengono pronunciati uno dietro l’altro da Di Maio . Fra questi, l’ex vicepresidente di Carige Alessandro Scajola, ex parlamentare, fratello dell'ex ministro nei governi Berlusconi, nonché Sindaco di Imperia. Ancora, un ex consigliere del Cda, Luca Bonsignore, figlio di Vito Bonsignore, ex eurodeputato sempre nel Pd.

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C’e’ poi Giovanni Marongiu, sottosegretario di Prodi ed anche l'ex direttore centrale, Alberto Repetto, ex presidente della Provincia di Genova e parlamentare dell'Ulivo. Un attacco che riguarda diverse parti politiche: "Si spazia da destra e sinistra, l'intera classe politica precedente ha le sue colpe e le ha scaricate sui risparmiatori”. Di Maio, inoltre, fornisce anche precisi dettagli: Carige avrebbe accumulato perdite sui crediti per diversi miliardi di euro. Debito di 450 milioni per i finanziamenti al gruppo Messina, 250 milioni concessi con estrema leggerezza, secondo Bankitalia anche al Parco degli Erzelli, una cittadella tecnologica fortemente voluta dalla politica ligure e realizzata solo a metà sulla collina di Cornigliano, trentacinque milioni per il mutuo concesso al gruppo Acquamarcia di Francesco Bellavista a Caltagirone, venti milioni erogati al gruppo facente capo a Beatrice Cozzi Parodi. E la lista potrebbe continuare...