Marchi italiani. Il falso made in Italy è una sottrazione di entrate non indifferente per il settore agroalimentare. Per questo una delle grandi battaglie dei produttori italiani è sempre stata la tutela delle nostre eccellenze. Finalmente, il prossimo 8 novembre si firmerà a Pechino un accordo per proteggere dalle imitazioni cinesi i nostri prodotti più pregiati. Ciò è stato possibile perché la Cina si è trovata a trattare con un'organizzazione che controlla un mercato almeno altrettanto forte: l'Unione europea e non con i singoli Stati.

Lo stesso Regno Unito, pur essendo sull'orlo della brexit, ha preferito prender parte alle trattative insieme agli altri partners della Ue, anziché presentarsi da solo.

La Cina, però, ha posto la condizione che in Europa dovranno essere tutelati altrettanti prodotti tipici cinesi. Così dopo alcune trattative, il commissario Ue all'Agricoltura Phil Hogan ha individuato con la controparte 100 prodotti Dop europei e 100 prodotti cinesi.

Tutti quanti saranno tutelati sia in Cina che in Europa. La firma è prevista in contemporanea ad una grande esposizione di prodotti agroalimentari esteri, in programma a Shanghai. Per l'Italia è presente il Ministro degli esteri Luigi Di Maio. E' il primo atto di un'intesa che tra quattro anni comprenderà altri 175 marchi Igp individuati con gli stessi criteri.

I marchi italiani del comparto agroalimentare che saranno protetti in Cina

Chiaramente, ha detto Phil Hogan, la denominazione di origine protetta consentirà al consumatore cinese di essere sicuro di acquistare prodotti europei originali e di qualità.

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Il marchio dop, infatti, lo metterà in condizione di individuarli meglio. Nel comparto agro-alimentare il volume delle esportazioni europee in Cina ammonta a 12,8 miliardi di euro. Con l'accordo si prevede un ulteriore incremento. Analogamente, ciò è prevedibile per l'agro-alimentare cinese in Europa.

Paradossalmente anche la tutela dei marchi cinesi (pasta di fagioli Pixian, tè bianco Anji, riso Panjin, zenzero Anqiu, ecc.) può far comodo ai nostri esercenti.

Ristoratori e commercianti cinesi saranno obbligati a non vendere merce contraffatta del loro paese. Una pratica che gli ha consentito sinora di praticare prezzi irrisori. Tra i 100 marchi europei tutelati, 26 (più di uno su quattro) sono italiani. La Francia segue con 25. La Spagna con 11. Andiamoli a esaminare.

La metà del made in Italy che sarà protetto in Cina sono vini. Trattasi del Barbaresco, del Bardolino superiore, il Barolo, il Brachetto d'Acqui, il Brunello di Montalcino, il Chianti, il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, il Dolcetto d'Alba, il Franciacorta, il Montepulciano d'Abruzzo, il Soave, il Toscano/a Doc e il Vino nobile di Montepulciano.

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Sette sono i formaggi: l'Asiago, il Gorgonzola, il grana padano, la mozzarella di bufala campana, il parmigiano reggiano e il pecorino romano. Sono inoltre protetti i tre tipi di affettato più pregiato: il prosciutto di Parma, quello di San Daniele e la bresaola della Valtellina. Infine, la grappa e l'aceto balsamico di Modena.

La Francia ci precede per marchi di vini, noi avanti per formaggi dop

La Francia ci supera per numero di vini protetti (19, tra cui il Bordeaux, il Beaujolais e lo champagne).

Nonostante la fama dei suoi formaggi, però, ne protegge soltanto due: il Comté e il Roquefort. In lista anche tre superalcolici francesi: il cognac, il calvados e l'armagnac. La Spagna ha rinunciato a proteggere i suoi pregiati insaccati ma è presente nella lista con due tipi di olio (il Sierra Mágina e il priego de Córdoba). Protetti anche lo sherry e il brandy Jerez.

Tra gli altri prodotti europei tutelati, si segnalano le birre tedesche di Monaco e bavaresi, l'ungherese Tokay, l'Irish cream, l'Irish e lo Scotch whisky e la vodka polacca. La Grecia è riuscita a inserire l'ouzo e la feta. Anche gli altri paesi dell'Ue tengono soprattutto a proteggere dalle imitazioni i loro alcolici piuttosto che altri prodotti.

L'accordo è subordinato a una complessa procedura di ratifica. Per quanto riguarda la Ue, dopo il necessario controllo giuridico, seguirà l'approvazione del Parlamento europeo e poi del Consiglio. La Repubblica popolare cinese provvederà contemporaneamente in base alle sue procedure. L'entrata in vigore è prevista per la fine del 2020.

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