L'Istat ha pubblicato i dati economici relativi al IV trimestre 2019. Secondo l'Istituto, la produzione industriale sarebbe scesa dell'1,4% rispetto al trimestre precedente. Spalmando il risultato sull'intero anno, la contrazione annuale sarebbe pari all'1,3%. Era dal 2014 che, a fine anno, non si aveva una crescita negativa nel settore industriale. Per trovare un risultato peggiore si deve tornare indietro al 2013, ai tempi della “cura da cavallo” imposta dal governo Monti, per evitare il default.

La recessione industriale ha avuto effetti anche sull'andamento complessivo del Prodotto interno lordo che, secondo l'Istat, si sarebbe contratto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente.

Su base annua, ciò significa che il 2019 si è chiuso con una crescita del Pil soltanto dell'0,2%. Nel 2018, la crescita era stata dello 0,8%, comunque non esaltante.

I dati Istat dimostrano che il settore industriale è trainante

I dati dimostrano ancora una volta la stretta relazione esistente tra il dato della crescita (o contrazione) della produzione industriale e quello del prodotto interno lordo. Il fenomeno si registra nonostante la progressiva trasformazione dell'economia da industriale in economia di servizi, nel mondo occidentale, dall'inizio dell'era internet. D'altronde, è un fenomeno che si rileva in tutti i quattro grandi paesi dell'eurozona (Italia, Germania, Francia e Spagna), negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Per quanto riguarda i singoli segmenti industriali, l'Istat ha evidenziato una certa varietà di comportamento. A soffrire di più è stato il settore automobilistico, con una contrazione del 13,9% della produzione. E' il dato peggiore dall'ormai lontano 2012. Il tessile cala del 4,6% su base annua; la metallurgia del 4,1%.

In calo anche la produzione di beni intermedi e strumentali. Un po' meno il settore dei beni di consumo. Segnali migliori si rilevano dal settore energetico che registra un lieve incremento. Bene invece l'alimentare, con un +3% annuo e l'elettronica (+2,2%).

Il parere dell'ex ministro Padoan sui dati istat

Per uscire dall'ennesima crisi, l'ex ministro dell'economia (ora deputato) Pier Carlo Padoan, ritiene necessario il varo di importanti misure di ripresa, in particolare gli investimenti pubblici. Sono misure che, in passato, sono state trascurate per finanziare quota 100, il reddito di cittadinanza e la sterilizzazione dell'aumento dell'Iva. Della sua necessità, tuttavia, era convinto anche il ministro del precedente governo gialloverde, Giovanni Tria.

La recente manovra ha comunque posto in essere provvedimenti mirati all'espansione dei consumi che, a caduta, porterebbero una corrispondente crescita della produzione. Tali misure, tuttavia, saranno effettive solo a partire dal secondo semestre 2020.

Potranno quindi influenzare i dati Istat soltanto negli ultimi mesi dell'anno e non prima.

Meno pessimista dei dati Istat è l'Ufficio parlamentare di bilancio

Meno pessimista sembra l'Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb). Tale organismo ritiene che una crescita del Pil, nel presente anno, ci sarà. Sia pur ridotta a un misero 0,2% e concentrata nel secondo semestre 2020. Beneficiando degli effetti dell'incremento dei consumi previsto in manovra ma fatta salva l'eventuale espansione del Coronavirus. Questi potrebbero addirittura scontare una diminuzione del 0,2% del Pil, a livello mondiale.

Per il 2021, l'Upb prevede uno scenario che, qualora vengano reiterate le misure di sterilizzazione dell'Iva, potrebbe registrare un incremento del Pil pari allo 0,7%.

Nel caso, invece, che il governo non riesca a reperire nuovamente le necessarie coperture (e, quindi, l'Iva aumenti), l'incremento non andrà oltre lo 0,4-0,6% su base annua. Siamo sempre su cifre assolutamente non esaltanti.

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