Per la serie BlastingTalks, intervistiamo il presidente di Confida Massimo Trapletti. Confida aderisce a Confcommercio, Imprese per l'Italia, ed è l'unica associazione di categoria che rappresenta a livello nazionale l'intera filiera della distribuzione automatica di cibi e bevande.

BlastingTalks è una serie d'interviste esclusive con business e opinion leader nazionali e internazionali per capire come la pandemia di Coronavirus abbia accelerato il processo di digitalizzazione e come le aziende stiano rispondendo a questi cambiamenti epocali. Leggi le altre interviste della serie sul canale BlastingTalks Italia.

Iniziamo dal vostro ruolo di riferimento come associazione della distribuzione automatica di cibi e bevande: può spiegare in che modo tutelate e fornite assistenza ai vostri iscritti?

CONFIDA è l’unica associazione di rappresentanza del settore della distribuzione automatica in Italia il cui obiettivo principale è rappresentare il comparto presso gli stakeholder istituzionali e sociali, monitorando la normativa che potrebbe impattare il settore. Attraverso risorse interne, consulenti esterni, reti associative nazionali e internazionali, CONFIDA offre servizi alle varie categorie di aziende che operano nel settore: gestori, produttori di vending machine e di altre tecnologie e aziende alimentari.

Abbiamo nove sportelli di consulenza tramite i quali offriamo agli associati supporto in: legislazione d’impresa, fisco, igiene e sicurezza alimentare, bandi e finanza agevolata, privacy ecc. Mettiamo a disposizione strumenti quali circolari informative, manuali, video, ricerche di mercato. Organizziamo eventi e corsi di formazione e molto altro.

Quali sono le caratteristiche peculiari e i modelli operativi del settore che rappresentate?

Il vending è un canale distributivo basato su un modello triangolare composto da società di gestione, cliente e consumatore. Il gestore posiziona le macchine in comodato d’uso presso i locali del “cliente”: aziende, scuole, PA, ospedali, stazioni, aeroporti ecc.

Ne cura la manutenzione e il rifornimento puntuale. I consumatori hanno così a disposizione h24 la possibilità di ristoro. Il vending ha una funzione sociale: il servizio è nato infatti per offrire ristoro h24 anche in luoghi dove non esiste altro canale distributivo alimentare. L’Italia è uno dei leader di settore a livello internazionale: nel nostro Paese sono installate oltre 800mila vending machine quando la Germania, che ha una popolazione più ampia, ne conta solo 550mila. Le vending machine sono un’eccellenza della meccanica italiana: un “Made in Italy” venduto in tutto il mondo.

Passiamo alla crisi dettata dalla diffusione del coronavirus: può spiegare qual è stato l’impatto del lockdown e delle conseguenti misure restrittive all’interno del comparto?

Il settore prima della Covid, sommando il mercato del vending tradizionale e quello del porzionato (caffè in capsule e cialde), registrava 12mld di consumazioni annue con quasi 4mld di fatturato. Il comparto fino al 20 febbraio 2020 non ha risentito dell’epidemia, ma dopo il primo caso di Codogno con l’emanazione dei primi decreti è stata prevista la chiusura dei principali luoghi in cui il vending sviluppava il suo business e il suo fatturato (scuole, università, palestre, luoghi di aggregazione etc.), fino all’adozione dello smart working sia nel pubblico sia nel privato. Così il business ha registrato perdite crescenti fino a raggiungere il -70% ad aprile. Ma il settore non si è fermato. Il DPMC dell’11 marzo inseriva infatti tra le attività escluse dalle chiusure il “commercio effettuato per mezzo di distributori automatici”.

È emerso chiaramente il valore sociale del settore durante l’epidemia: portare ristoro a medici, infermieri, forze dell’ordine e lavoratori delle filiere essenziali (quali l’alimentare e il farmaceutico) che continuavano a operare.

Cos'è accaduto nei mesi successivi?

A partire da maggio è iniziata una ripresa molto lenta poiché lo smart working era ancora molto diffuso, così come la cassa integrazione. Discorso a parte va fatto per i distributori automatici delle scuole che dal 14 settembre sono in parte ripartiti in un clima di incertezza: i singoli dirigenti scolastici stanno realizzando protocolli che talvolta vanno al di là di quanto prescrivono decreti e documenti ufficiali del Governo, che non richiedono di limitare o ancor peggio di vietare l’utilizzo dei distributori automatici nelle scuole ,ma al contrario chiedono di adottare alcune misure di sicurezza.

Con l’arrivo della cosiddetta FASE 2 avete deciso di lanciare l’iniziativa #pausasicura: di cosa si tratta e quali sono gli obiettivi?

I protocolli emanati dall’inizio della Fase2 prevedono una serie di norme igieniche, l’utilizzo di mascherine, l’igienizzazione delle mani e il distanziamento sociale di almeno un metro tra le persone. Per andare incontro alle esigenze dei gestori della distribuzione automatica e dei negozi h24, CONFIDA ha realizzato la campagna #pausasicura, che consiste in una serie d'indicazioni e comportamenti rivolti sia ai consumatori sia ai gestori della distribuzione automatica per garantire una pausa sicura a tutti. Abbiamo fatto la stessa cosa con le scuole a settembre realizzando un “Protocollo per il rifornimento e la gestione dei distributori automatici presso gli istituti scolastici”.

Scopo del documento, che racchiude le indicazioni della normativa di riferimento, è descrivere le misure di prevenzione da adottare al fine di garantire la corretta gestione dei distributori automatici installati nelle scuole, nel rispetto delle regole di sicurezza anti Covid-19, nonché tutelare la salute degli studenti, degli insegnanti e del personale.

Recentemente avete aperto le vostre porte anche alle aziende operanti nel campo dei retail H24: quali sono le aspettative per questo settore?

Durante il lockdown siamo stati contattati da alcuni titolari di negozi automatici che avevano bisogno di supporto per applicare le nuove regole. Alcuni dei nostri operatori gestivano già anche dei negozi automatici h24, quindi ci è sembrato naturale aprire CONFIDA a queste attività che non aveva un’associazione di rappresentanza.

Per garantire loro massimo supporto abbiamo dato vita a una Commissione dedicata, ossia un gruppo di lavoro che sviluppa attività e servizi specializzati. Si tratta di un comparto in grande sviluppo che conta circa 2.500 punti vendita in tutta Italia. A oggi sono 40 le aziende – presenti con circa 150 negozi automatici h24 sul territorio – entrate a far parte di CONFIDA, che si aggiungono ai negozi automatici gestiti dagli altri nostri associati.

Più in generale, considerando la delicatezza della situazione attuale, quali istanze e richieste state portando avanti per sostenere la filiera della distribuzione automatica?

Il nostro settore, come la maggioranza di quelli del commercio, ha sofferto molto il lockdown e lo smart working: tutt’oggi le aziende del comparto registrano un fatturato ridotto mediamente del 25-30% rispetto agli stessi mesi del 2019.

Il vending dà lavoro a oltre 30mila persone a cui si aggiungono i lavoratori dell’indotto stimabili in almeno altri 12mila. La cassa integrazione ha aiutato le nostre imprese, ma non è certo uno strumento che potrà andare avanti per sempre. Se non facciamo qualcosa subito gli imprenditori saranno obbligati a ridurre il personale per tenere in piedi le loro aziende.

Le nostre imprese, rispetto ad altre del mondo del commercio e dei servizi, hanno dei costi superiori dovuti ai cosiddetti “canoni concessori e demaniali”: le Pubbliche Amministrazioni per far posizionare i distributori automatici chiedono dei soldi che negli ultimi dieci anni sono aumentati esponenzialmente, in alcuni casi rendendo addirittura “in perdita” la concessione.

Dopo grandi sforzi, col Decreto Rilancio siamo riusciti a ottenere che per i mesi dell’emergenza Covid si possa rinegoziare i canoni, altrimenti ci saremmo trovati a pagare anche per macchine ferme da mesi (come all’interno delle scuole e università chiuse). Bisogna però riuscire a far calmierare queste tasse perché il compito della Pubblica Amministrazione non è erodere le risorse delle imprese ma, al contrario, aiutarle a generarle.

A suo parere cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro e cosa invece possiamo imparare da questa crisi?

La pandemia ci ha insegnato innanzitutto l’importanza di garantire in ogni momento la sicurezza dei consumatori. Il distributore automatico grazie alle confezioni monouso garantisce questa sicurezza.

Siamo a favore della sostenibilità e le nostre aziende stanno facendo sforzi enormi per andare in questa direzione, ma non posso esimermi dal ricordare gli eccessi ideologici o di “green washing” che hanno portato taluni solo un anno fa a condurre un’inutile guerra contro bicchieri, palette e bottigliette di plastica. Si tratta di prodotti monouso che garantiscono la sicurezza dei consumatori. Non per questo devono essere dispersi nell’ambiente, ma vanno smistati e riciclati correttamente. CONFIDA lo fa col progetto RiVending che consente di raccoglierli separatamente, riciclarli e reimmetterli nella produzione di altri prodotti. È il principio dell’economia circolare che dobbiamo applicare nel nostro Paese: solo così saremo più sostenibili.

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