Per la serie BlastingTalks, intervistiamo Josip Kotlar, direttore scientifico dell’Osservatorio Energy Innovation dell’E&S Group Politecnico di Milano. L’Energy & Strategy Group è composto da docenti e ricercatori del Dipartimento di ingegneria gestionale e si avvale della collaborazione di altri Dipartimenti del Politecnico di Milano, in particolare del Dipartimento di energia, con l’obiettivo di analizzare gli operatori e le iniziative imprenditoriali nel settore delle energie rinnovabili in Italia.

Blasting Talks è una serie di interviste esclusive con business e opinion leader nazionali e internazionali per capire come la pandemia di Coronavirus abbia accelerato il processo di digitalizzazione e come le aziende stiano rispondendo a questi cambiamenti epocali.

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Partiamo dal vostro ruolo di riferimento all’interno del settore dell’energia rinnovabile in Italia: può spiegare quali sono i vostri obiettivi?

Siamo un gruppo di ricerca composto da docenti e ricercatori del Dipartimento di ingegneria gestionale e lavoriamo in collaborazione con il Dipartimento di energia del Politecnico di Milano. L’obiettivo dell'Energy & Strategy Group è quello di censire tutti gli operatori (non solo a livello paese come Enel) e le iniziative imprenditoriali nel settore delle energie rinnovabili in Italia, analizzando e interpretando strategie di business, scelte tecnologiche e dinamiche competitive, in Italia ma anche in Europa e negli Stati Uniti.

E dal punto di vista pratico, in che modo lavorate?

La nostra organizzazione è articolata su tre livelli. Il primo è quello della ricerca, sia di base che scientifica e applicata: studiamo infatti tutti i fenomeni che riguardano l’energia rinnovabile, l’efficienza energetica, la digital energy e la sostenibilità ambientale. Il secondo, che portiamo avanti insieme al MIP, la Business School del Politecnico di Milano, ha a che fare l’attività di formazione, sia per quanto riguarda la laurea in Ingegneria gestionale o a master specialistici, sia relativamente a programmi di tipo executive, dedicati a manager e professionisti.

La terza area di lavoro è quella di advisoring, in cui mettiamo a disposizione delle imprese i risultati delle nostre ricerche e le competenze di cui disponiamo.

Recentemente avete presentato online l’Energy Innovation Report 2020: quali temi chiave sono emersi?

È uno dei sette report che abbiamo proposto nel 2020 e vuole indagare come il mondo Energy stia affrontando la sfida del rinnovamento, oggi fondamentale per anticipare i trend tecnologici, sviluppare nuovi modelli di business e creare collaborazioni con player innovativi per integrare rapidamente le competenze.

È giunto alla seconda edizione e delinea le traiettorie su cui – a nostro parere – le imprese energy dovrebbero allinearsi per definire le proprie strategie di innovazione. Quest’anno in particolare ci siamo focalizzati sugli investimenti di Corporate Venture Capital condotti da utility, fornitori di tecnologia e imprese automotive, sulle recenti acquisizioni di startup e giovani aziende ad alto potenziale, sulle applicazioni tecnologiche emergenti che sono oggetto di brevettazione e sulla ricerca scientifica di più lungo periodo.

Qual è stato l’impatto del Coronavirus e delle conseguenti misure restrittive adottate dal governo e come avete garantito la continuità operativa?

È stata una sfida perché come gruppo abbiamo un livello aggiuntivo di complessità da gestire, siamo un’istituzione pubblica che vale come luogo di scambio e di confronto.

Questo è stato probabilmente l’aspetto più colpito. Abbiamo fatto leva sulle tecnologie digitali, implementando nuove modalità d'interazione e coordinazione: da marzo tutto il lavoro è stato trasferito online. Ci sono state di sicuro difficoltà, ma avevamo anche il grande vantaggio di poter contare su un’istituzione come il Politecnico di Milano, che si è mossa molto bene per assicurare a noi docenti tutte le condizioni migliori per lavorare. I risultati sono stati buoni: tutti gli eventi che abbiamo organizzato sul web hanno avuto grandissimo successo, con una partecipazione addirittura superiore, in alcuni casi, a quella pur altissima a cui eravamo abituati in presenza.

Quale sarà, a suo parere, l’impatto di Covid-19 all’interno del settore dell’energia rinnovabile e della green economy?

A livello macro stiamo attraversando un processo di fortissimo cambiamento, spinto dai nuovi target globali di riduzione dei consumi di energia e di contrasto al cambiamento climatico e al riscaldamento globale, verso la cosiddetta decarbonizzazione. Questo trend, affrontato con grande disponibilità da parte degli Stati, si scontra ora con una situazione finanziaria in forte deterioramento, con l’aumento dell’indebitamento nazionale e la difficoltà a supportare con incentivi la “migrazione” in corso. Guardando al futuro, ci si può aspettare che la strategia finora adottata, improntata sugli incentivi verso le pratiche virtuose, venga sostituita con vincoli e disincentivi per ostacolare quelle negative, come nel caso della carbon tax.

La chiave di volta, però, sarà certamente l’innovazione, intesa come progresso della conoscenza e della tecnologia: e torniamo così al nostro ultimo Osservatorio, perché questa trasformazione non può che passare dalle startup, dalle imprese giovani altamente innovative, che giocheranno un ruolo fondamentale per ridurre i costi e rendere gli obiettivi meno irrealistici.

Terminiamo infine con una domanda sulla possibile evoluzione del settore: cosa possiamo imparare da questa crisi?

Tra tutto emerge il tema dell’apertura e della collaborazione, quello che noi definiamo “open innovation”: le singole imprese, da sole, faranno sempre più fatica adattarsi e a essere flessibili per fare fronte alle richieste che arrivano dall’esterno, anche perché in un momento di forte crisi economica non riescono a sopportare tutto l’onere finanziario che ne deriva.

Emerge quindi chiaramente che la strada maestra per procedere in maniera costruttiva può essere solo quella della collaborazione.