Le borse dell'Asia e del Pacifico hanno registrato una netta flessione il 17 luglio 2026, seguendo la scia negativa di Wall Street. I principali indici azionari della regione sono stati trascinati al ribasso soprattutto dai titoli tecnologici e dai produttori di chip, mentre le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz hanno contribuito a mantenere alta l'incertezza tra gli investitori.

I mercati asiatici in profondo rosso

La seduta ha visto Tokyo chiudere con una significativa perdita del 5,34%, con l'indice Nikkei 225 attestatosi a 63.357,19 punti, un valore prossimo ai minimi registrati in oltre un mese.

Tra i titoli più colpiti, si sono distinti il produttore di apparecchiature per chip Tokyo Electron, che ha ceduto il 9,3%, Advantest con un ribasso del 10,5% e SoftBank Group, che ha perso l'11,4%. Analoghi pesanti ribassi hanno interessato Shenzhen, che ha registrato un calo del 5,45%, Seul con una flessione del 6,37% e Taiwan, che ha perso il 6,47%. In particolare, la società taiwanese TSMC, il maggiore produttore mondiale di chip a contratto, ha subito una flessione del 6,1% dopo l'annuncio di un ambizioso piano di investimenti aggiuntivi da 100 miliardi di dollari per la costruzione di nuovi impianti negli Stati Uniti. Anche Hong Kong è scesa del 2,59% e Shanghai del 3,2%, completando un quadro di diffusa debolezza.

Le tensioni geopolitiche e l'impatto sul petrolio

Il clima di incertezza è stato esacerbato dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Gli Stati Uniti hanno intensificato la loro campagna di attacchi aerei contro l'Iran, colpendo infrastrutture chiave e alimentando i timori per la sicurezza delle rotte petrolifere nel cruciale Stretto di Hormuz. Questa escalation ha provocato un significativo rialzo dei prezzi del petrolio: il Brent ha raggiunto gli 85,13 dollari al barile, mentre il greggio statunitense si è attestato a 79,95 dollari al barile.

I future su Wall Street hanno mostrato segnali negativi, preannunciando una possibile flessione anche per i mercati europei. I titoli legati all'intelligenza artificiale, che nelle settimane precedenti avevano trainato i mercati globali, sono stati particolarmente penalizzati da prese di profitto e da crescenti dubbi sulla sostenibilità della domanda. Il contesto generale è stato aggravato dalla volatilità dei mercati globali e dalle persistenti incertezze economiche e geopolitiche.