L'Eurostat ha pubblicato il 27 marzo scorso i dati relativi al costo medio orario del lavoro dei paesi dell'Unione Europea. Il panel fa riferimento al quinquennio 2008/2013 che coincide in larga parte con il periodo di crisi che il continente europeo sta attraversando.

La fotografia sui salari si basa sul Labor Cost Index (LCI), un indicatore che viene trasmesso annualmente all'Eurostat dai paesi membri. Il LCI rappresenta il costo medio orario del lavoro per un addetto impiegato in attività economiche private con più di 10 addetti, escluso il settore agricolo e la pubblica amministrazione.

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Il parametro ricomprende i salari, bonus, benefit e gli oneri sociali e fiscali a carico del datore di lavoro, al netto dei sussidi.

Unione europea

Nel periodo di riferimento, il costo medio orario del lavoro nell'Unione europea è aumentato da 21.5 a 23.7 €/h, segnando un incremento del 10.2%.

La situazione risulta però molto variegata, visto che nel 2013 all'interno del mercato unico europeo un lavoratore bulgaro costava al datore di lavoro 3.7 €/h a fronte dei 40.1 €/h necessari per impiegare un suo collega svedese.

Eurolandia

Per quanto riguarda Eurolandia, il costo medio orario del lavoro è aumentato fra il 2008 e il 2013 del 10.4% passando da 25.5 €/h a 28.2 €/h. L'incidenza degli oneri fiscali e sociali rappresentava il 25.9% del totale nell'ultimo anno.

Nel 2013, la fascia retributiva sopra i 30 €/h comprendeva paesi come Belgio (38), Lussemburgo (35.7), Francia (34.3), Olanda (33.2), Austria e Finlandia (31.4) e Germania (31.3); fra i 20 e i 30 euro €/h si collocano Irlanda (29), Italia (28.1) e Spagna (21.3); i rimanenti paesi si trovano nella fascia fra i 10 e i 20 €/h mentre il fanalino di coda a quota 8 €/h risulta essere l'Estonia.

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Italia

Per il nostro paese il costo orario del lavoro è crescito nel periodo di tempo considerato dell'11.4% passando da 25.1 €/h a 28.1 €/h, con un'incidenza del cuneo fiscale pari al 28.1% del totale nell'ultimo anno. L'ora di lavoro è stata più costosa nei servizi e nell'industria mentre è risultata più a buon mercato nell'edilizia, uno dei settori maggiormente in crisi nel nostro paese.

Analisi

Da una semplice ricognizione dei dati, emerge un mercato del lavoro europeo ancora molto disomogeneo tanto da poter essere tripartito geograficamente secondo il seguente schema:

  • area nordica con alti salari e alti oneri sociali;

  • area mediterranea con salari medi e alti oneri sociali;
  • area centro-europea con bassi salari e medi oneri sociali.

Il rischio è che un persistente scenario deflattivo di bassa crescita e alta disoccupazione (soprattutto giovanile) possa deprimere a tal punto il mercato interno dell'area mediterranea da farla scivolare verso gli standard dei paesi dell'est. E questo sarebbe politicamente inaccettabile visto che l'allargamento ad est era stato operato con l'obiettivo esattamente opposto.