C'è un filo conduttore che lega due delle principali emergenze che vediamo in questi giorni sui giornali, la prima è quella che ha preso più d'impeto le prime pagine dei giornali, la crisi greca, ma resta ancora molto drammatica quella che abbiamo invece visto scorrere verso le pagine più interne, il problema immigrazione, su cui l'Italia è particolarmente coinvolta. Il filo conduttore che unisce queste due crisi, che si alternano nelle aperture dei telegiornali, in relazione alle fiammate che i problemi prendono di volta in volta è l'Europa.

L'Europa invocata, respinta, che vogliamo, l'Europa che c'è e quella che vorremmo, insomma l'Europa che in queste due grandissime crisi, politiche, simboliche, umane, drammatiche, non riesce a trovare una soluzione, ci gira in torno, fa ricorso alla burocrazia, fa ricorso a dei giochi semantici, insomma non sembra all'altezza delle aspettative dei padri fondatori che la vollero con tanto slancio dopo la seconda guerra mondiale.

La gente si chiede cosa realmente faccia questa Europa e soprattutto che cosa faccia il Parlamento europeo che dovrebbe essere la sede del consenso democratico, quello che più di ogni altra istituzione legittima che esista una Unione Europea.

È un passo in avanti, ma c'è ancora molto da fare! Così Matteo Renzi ha commentato l'accordo con l'Europa la settimana scorsa, con cui gli altri Paesi membri hanno faticosamente accettato la ripartizione di 40mila migranti da Italia e Grecia in due anni. Il Presidente del Consiglio non nasconde quindi che si aspettava di più e d'altronde 40mila in due anni sembra un numero piuttosto basso, se pensiamo che solo nei primi 6 mesi del 2015 in Italia di migranti ne sono approdati 137mila. Dunque ci si aspettava più solidarietà, ci si aspettava più Europa, non solo in Italia, anche la Grecia chiede più solidarietà.

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Si chiede ai partner europei di abbandonare gli egoismi e di guardare oltre, sia nella partita dell'immigrazione e sia nelle trattative per la permanenza della Grecia nell'eurozona. I cittadini si chiedono dove sia finita l'Europa come la si immaginava alla sua nascita, per qualcuno in realtà invocare la solidarietà dell'Europa è pura retorica, visto che poi nel momento in cui l'Europa chiede di incidere sui conti dei singoli Paesi e di far rispettare le regole, gli Stati chiedono alle istituzioni europee di stare alla larga, di non violare la sovranità nazionale. È allora tutti ci chiediamo a cosa serve! Più Europa o meno Europa, forse si invoca l'Europa solo quando fa comodo. Speriamo che il documento a cui stanno lavorando i principali rappresentanti delle istituzione dell'Unione, che dovrebbe riformare la "governance" europea, riesca a dare vita ad un Europa più salda dal punto di vista finanziario, ma anche più solidale ed attenta agli aspetti sociali dei Paesi membri.