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La situazione ricorda tremendamente quella italiana dopo le Elezioni politiche del 2013. "Ingovernabilità" è da ieri sera la parola d'ordine in Spagna e di fatto il risultato delle urne per il rinnovo del Congreso è chiaro come il sole. Il Partido Popular del premier Mariano Rajoy si conferma il primo del Paese con il 29 per cento dei consensi e 123 seggi ottenuti ma la maggioranza assoluta di 176 seggi è al momento una chimera. Il Partido Socialista Obrero Espanol si attesta invece al 22 per cento, al centrosinistra vanno 90 deputati. Straordinario il risultato di Podemos, 20 per cento delle preferenze con 69 deputati mentre Ciudadanos, il partito della Catalogna moderata ed anti-indipendentista, chiude con quasi il 14 per cento e conquista 40 seggi.

Gli altri posti in parlamento saranno ripartiti tra la Sinistra Repubblicana di Catalogna (9), la coalizione composta da altri quattro partiti nazionalisti catalani (8), il Partito Nazionalista Basco (6), Unidad Popular ed Euskal Herria Bildu (2 a testa) mentre il Partito Nazionalista delle Canarie ottiene 1 seggio.

Podemos come il Movimento 5 Stelle

Il risultato elettorale di Podemos è assolutamente storico. Di fatto segna la fine del bipartitismo che ha caratterizzato il voto in Spagna dal 1982 ad oggi. La sua parabola sulla scena politica è simile a quella del Movimento 5 Stelle. Podemos, fondato l'anno scorso da Pablo Iglesias Turrion, nasce dalle manifestazioni di piazza degli attivisti del "Movimiento 15-M", meglio conosciuti come "Indignados". Arriva dal basso, dalle proteste della gente e ieri sera ha trovato la sua consacrazione con un posto stabile nel parlamento del Paese.

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Va dunque a scalzare la sinistra storica, quella costituita per anni da Izquierda Unida che si è presentata al voto di ieri sotto simbolo di Unidad Popular. L’elettorato più a sinistra del Paese ha scelto Podemos mentre Izquierda Unida è praticamente scomparsa dal parlamento diventato un partito minoritario.

Governo dalle larghe intese?

Mariano Rajoy in realtà ha pochi motivi per gioire. Se è vero che il Partido Popular si conferma la prima forza politica di Spagna, dati alla mano perde però circa il 15 per cento dei consensi rispetto alle elezioni del 2011 che, tradotto in soldoni, vuol dire 65 seggi in meno. Se la matematica non è un’opinione, soltanto una coalizione allargata al Partido Socialista garantirebbe una maggioranza stabile ed eviterebbe il rischio di nuove elezioni in primavera. Certamente nei prossimi giorni ci saranno degli incontri con il leader socialista Pedro Sanchez ma un eventuale accordo sembra già in salita, sono tanti gli scogli da superare. In linea teorica è l’unica carta da giocare, per il premier uscente, per tenere a debita distanza i “duri e puri” di Podemos.

Inimmaginabili altre soluzioni: un’alleanza del centrodestra con Ciudadanos o uno sgambetto dei socialisti costituito dall’intesa con Podemos, in entrambi i casi non ci sono i numeri per governare. C’è un solo obiettivo che è stato raggiunto dal Partido Popular e dalle altre maggiori forze politiche: quello di tenere a freno i secessionisti e, alla luce del risultato delle urne, oggi l'ipotesi di una Catalogna indipendente sembra più lontana.