Gli immigrati non ci stanno. Le politiche di accoglienzadel Bundestag hanno fallito.I recenti episodi della sparatoria al campo profughi di Moabit (due settimane fa) e la notizia diffusa dai media questa mattina del suicidio del presunto terrorista Jaber Al-Bakr ne sarebbero la prova lampante.

Per questa - ed altre ragioni - i rifugiati giunti a ondate nell'ultimo biennio nella capitale tedesca, a piedi o con i cosiddetti "treni della speranza" - organizzeranno una manifestazione di massa prevista per la fine di ottobre.

Al loro fianco il Consiglio per i Rifugiati (Fluchtlingsrat) e l'organizzazione Pro-Asyl - che assieme ad altre associazioni che si occupano delle problematiche legate all'integrazione - coordineranno l'iniziativa e vigileranno affinché la dimostrazione resti pacifica come nelle intenzioni e si svolga in totale sicurezza.

L'annuncio è stato dato ieri nel corso di un incontro presso la Haus der Demokratie und Menschenrechte (Casa per la Democrazia e i Diritti Umani) da un gruppo di profughi.

Condizioni di vita disumane

"Siamo grati alla Germania per averci accolto. Tuttavia la situazione di molti di noi è ancora drammatica" - ha detto il portavoce siriano Jamil, lamentando il lassismo delle istituzioni e il procedere lento e farraginoso delle pratiche burocratiche relative alla identificazione e al riconoscimento dello status di rifugiati.

Una volta superata l'odissea del LaGeSo (Landesamt für Gesundheit und Soziales) l'ufficio preposto alle suddette pratiche (corrispondente a grandi linee alle nostre Prefetture) bisogna poi imparare la lingua (impresa non facile) e attendere il proprio turno per una soluzione alloggiativa decorosa.

Ma questo "turno" sembra non arrivare mai.

Una denuncia per l'umanità

Nel "Ballon"di Kruppstraße, una cupola gonfiabile suggerita dal senatore Mario Czaja (CDU) dove operano i volontari della chiesa evangelica - gli immigrati vivono ancora oggi a centinaia, realtà in contrasto con il progetto iniziale che indicava la struttura unicamente come rifugio di emergenza - ha denunciato Jamil - con tutti i problemi che da questa situazione possono scaturire.

La convivenza tra etnìe diverse è in alcuni casi molto difficile, se non impossibile. "Io stesso, che vivo lì da 2 anni, in condizioni igieniche precarie e senza alcuna prospettiva, non mi sento al sicuro" ha dichiarato il giovane siriano.

Ancora più critica appare la realtà vissuta da bambini e adolescenti. A poco più di un mese dall'inizio dell'anno scolastico, sono circa diecimila i ragazzi e le ragazze che la scuola non è riuscita ad assorbire. Un dato allarmante ove si consideri che molti di loro - dai 6 ai 19 anni e oltre - sono giunti a Berlino senza familiari né amici, completamente soli.

"Questo modo di procedere rappresenta una evidente e sistematica violazione di diritti - si legge nei volantini della campagna "Schule fuer Alle!" - L'educazione e l'istruzione sono un diritto inalienabile sancito dalla Costituzione e dalla Carta dei Diritti Fondamentali della UE e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell'Onu".

Diritti che anche Berlino - città cosmopolita per eccellenza - a quanto pare, ancora oggi disconosce.

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