Il vertice del Consiglio Europeo riunito a Bruxelles ha scelto di non imporre sanzioni economiche alla Russia per i bombardamenti ad Aleppo e il Financial Times svela il retroscena secondo cui sarebbe stato il primo ministro italiano Matteo Renzi a guidare il fronte del no (ironia della sorte in piena campagna referendaria!), piegando la linea dura sostenuta invece da Germania, Francia e Gran Bretagna.

La pace non passa per le sanzioni

 Nella notte, al termine del primo giorno di incontri previsto, Renzi ha commentato le difficoltà di raggiungere la pace in Siria attraverso nuove sanzioni, “riferirsi a sanzioni nel documento (presentato al Consiglio, ndr) non ha senso”, ha dichiarato il premier, “quindi penso che il testo finale sia corretto, dobbiamo fare il possibile per promuovere un accordo in Siria”.

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A sostenere Renzi anche Spagna, Austria, Grecia e Cipro.

Il trio pro-sanzioni

 Sconfitta dunque l’intransigenza di Angela Merkel, François Hollande e Theresa May, che chiedevano “ulteriori misure restrittive verso individui ed enti che supportano il regime” di Bashar al-Assad in Siria, frase alla fine non inserita nel comunicato definitivo, che si limita a “considerare tutte le opzioni a disposizione, qualora proseguano le atrocità in corso”.

Pochi giorni fa i capi di Stato di Francia e Germania avevano incontrato l’omologo Vladimir Putin per discutere anche di Ucraina, ma la posizione del presidente russo non ha lasciato intendere ripensamenti sul diretto coinvolgimento nel Medio Oriente, definito “inumano” dalla Merkel.

Possibili sanzioni nel futuro

 La Nato ha avvisato che l’intensificarsi dell’attività navale russa nel Mediterraneo potrebbe essere usata per intensificare i raid su Aleppo e per il Segretario Generale Jens Stoltenberg “ciò crea preoccupazione”. Per Hollande le possibili sanzioni alla Russia rimangono sul tavolo delle trattative, se continueranno i bombardamenti e i massacri, ma primo destinatario di punizioni resta il governo di Damasco. Quelle alla Russia sarebbero un corollario per il prolungato supporto al regime di Assad, ma la Merkel ha spiegato come non ci siano tempi certi per stabilirle.

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