Quarantacinque minuti che potrebbero cambiare la storia. Tanto è durata la telefonata di ieri, sabato 28 gennaio, intercorsa tra il neo eletto presidente americano Donald Trump e la Cancelliera tedesca Angela Merkel.

La conversazione - partita dalla scrivania dello Studio Ovale di Washington - era attesa con trepidazione in relazione soprattutto all'ultima bordata del leader statunitense contro la decisione della Lady di Ferro teutonica di continuare ad accogliere i rifugiati.

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Trump definisce senza mezzi termini la politica di apertura della Germania "un fallimento catastrofico" di fronte alla minaccia del terrorismo.

Dal canto suo la Merkel non arretra di un passo e ribadisce la sua posizione di netto rifiuto al divieto di varcare le frontiere imposto ai migranti di religione islamica.

Un grave errore

La leader della CDU ritiene infatti che un simile divieto è sbagliato a priori.

"Lei è convinta - ha riferito questa mattina a Berlino il portavoce del governo Steffen Seibert - che la pur necessaria lotta al terrorismo non giustifica il sospetto generalizzato e l'allarmismo nei confronti di persone e comunità provenienti da particolari zone del pianeta o appartenenti ad un determinato credo religioso"

E se da un lato entrambi i leader si sono dimostrati concordi nel sottolineare il "ruolo fondamentale" della Nato nella spinosa questione, dall'altro il recente confronto telefonico non ha fatto che allargare le distanze e acuire le divergenze. Il rischio - tutt'altro che irrilevante - è quello di vedere uno scontro tra due "colossi" della scacchiera internazionale sul tema scottante delle politiche migratorie e dell'accoglienza, degenerare nella costituzione di due "blocchi" contrapposti: il blocco anglo-americano da un lato e, dall'altro, il resto dell'Europa.

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Una special relationship - quella tra il Presidente americano Trump e il premier inglese Theresa May - che rischia di alzare ben altri muri e barriere che poco o nulla hanno a che fare con qualche fila di mattoni di cemento. E di sconvolgere equilibri già precari a livello mondiale.

Complice il Giappone al quale - nel corso di una precedente conversazione telefonica con il primo ministro Shinzo Abe - il Presidente americano avrebbe garantito protezione anche in virtù dei forti interessi economici che legano i due Paesi (tre in realtà, ove si consideri che il Giappone è il maggior partner commerciale del Regno Unito).

Abe si recherà in visita alla Casa Bianca il 10 febbraio prossimo.