Oltre 300mila cittadini in piazza in tutta la romania contro il colpo di spugna del governo sui reati di corruzione in cui sono coinvolti politici e funzionari.

Il popolo rumeno aveva riposto grandi aspettative nell'attuale governo a guida PSD, in carica dal 4 gennaio, sul piano della lotta alla corruzione, che nel Paese balcanico è una delle peggiori piaghe, causa di un gravi disservizi e danni per le finanze pubbliche e per le tasche dei cittadini.

La Romania, secondo Transparency International, è il quarto Paese più corrotto d'Europa dopo Italia, Grecia e Bulgaria e si stima che il danno erariale ogni anno è pari a un miliardo di euro, ossia 6 volte il PIL.

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Le premesse

Nel 2016 grazie soprattutto alla Procura anticorruzione sono finiti in arresto e a giudizio molti politici e funzionari pubblici, personaggi di spicco del PSD (partito socialdemocratico), come il leader Liviu Dragnea, già condannato a due anni di reclusione per frode elettorale, che a dicembre è stato rinviato a giudizio per abuso d'ufficio, in quanto, quando ricopriva la carica di Presidente del consiglio del Distretto di Teleorman (2006-2012), avrebbe costretto l’ex direttore della Direzione generale di assistenza sociale e tutela dei minori ad assumere fittiziamente due dipendenti e tenerle a libro paga senza che lavorassero.

Il conseguente danno patrimoniale sarebbe di 108mila Lei (circa 24mila euro).

Le misure decise dal governo, presieduto da Sorin Grindeanu, prevedono depenalizzazioni di reati di corruzione che toccano direttamente la posizione di Dragnea e di altri nomi eccellenti.

Anche il tempismo alimenta il sospetto che si tratti di misure “ad personam”, anche perché il processo a Dragnea si è aperto martedì 31 gennaio ed il decreto è stato emanato con procedura d'urgenza qualche ora dopo, in seduta notturna.

Le misure del decreto

Il decreto entrerà in vigore il 10 febbraio e prevede depenalizzazioni e casi di non punibilità, riguardanti abuso d'ufficio (non più punibile sotto la soglia di danno di 200mila Lei), conflitto di interessi; drastica riduzione di termini di prescrizione e delle pene per diversi reati con la pubblica amministrazione.

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Il governo sta anche preparando un'amnistia per reati con pena massima sotto i 5 anni di carcere. Per il premier Sorin Grindeanu l'amnistia serve a ridurre il sovraffollamento nelle carceri.

Opposizioni e proteste

Ma per il popolo il decreto serve solo a salvare i corrotti di alto rango. A dispetto delle promesse elettorali di lotta alla corruzione e regalie economiche, il primo atto del governo è stato quello di salvare i politici inquisiti.

Da giorni oltre 300mila persone (su 21 milioni di abitanti) sono uscite in strada in diverse città della Romania. L'opposizione si è fatta sempre più serrata negli ultimi giorni.

A Bucarest il palazzo del governo è circondato dalla folla, giorno e notte. Una protesta che non ha precedenti nemmeno nei giorni della caduta di Ceausescu. Il premier non cede, ma il popolo non molla. Un Ministro e molti Sindaci e militanti del PSD si sono già dimessi.

Anche a livello istituzionale queste misure sono osteggiate, in quanto minano lo stato di diritto, vanificano la lotta alla corruzione e favoriscono l'impunità di condotte lesive.

Sotto accusa anche la procedura di approvazione d'urgenza che ha sottratto ingiustificatamente la materia al Parlamento.

Il Presidente della Repubblica Klaus Iohannis ha proposto l’intervento della Corte Costituzionale ed un referendum sulla riforma, promettendo di fare tutto il possibile per 'ripristinare lo stato di diritto'.

Critici anche associazioni di magistrati, Procuratore generale, Consiglio giudiziario supremo, Dipartimento per la lotta antifrode, associazioni per i diritti civili e alcuni diplomatici.

L’opposizione parlamentare ha annunciato una mozione di censura contro il governo. Anche la Commissione Europea è preoccupata per il passo indietro nella lotta alla corruzione.