Il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha pubblicato gli aggiornamenti relativi agli ultimi sei mesi, dai quali si evince un evidente calo del numero dei migranti sbarcati sulle coste italiane rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: 15.568 (10.769 provenienti dalla Libia) nel 2018 fino al 15 giugno contro i 65.498 (62.810 provenienti dalla Libia) del primo semestre 2017, la flessione è pari al 76,23%

Secondo quanto pubblicato dall'Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), alla verifica dei fatti l'Italia dovrebbe fermare tutti gli sbarchi di migranti per almeno un anno e mezzo al fine di riuscire a far fronte alle richieste d'asilo ancora da evadere.

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Stando ai dati Eurostat, infatti, dal 2014 al primo semestre 2017 il sistema di elaborazione delle richieste di accoglienza italiano è stato messo a dura prova: si è aperto un forte gap tra il numero di richieste e la capacità che il nostro sistema ha di elaborarle. Impossibile stare al passo, tant'è che dalle 15.000 richieste in attesa nel gennaio 2014 si è arrivati a quasi 150.000 del 2018.

In Italia i dati parlano chiaro, Ue poco solidale

La collaborazione dell'Unione europea nel ricollocare i migranti sbarcati in Italia verso altri paesi Ue è stata pari a circa il 4% dell'impegno italiano. Su 350.000 migranti sbarcati in Italia tra il 2015 e il 2018, le altre nazioni europee hanno imposto regole talmente rigide per i ricollocamenti che il nostro Paese si è trovato nelle condizioni di poter ricollocare solo "migranti di nazionalità con tasso di riconoscimento di protezione nazionale superiore al 75%"; che per l'Italia equivale solo a siriani eritrei e somali, stando a quanto riferisce l'Ispi, in pratica meno di 21.000 persone ricollocabili secondo i parametri imposti dagli altri governi Ue.

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Politica

La spesa che l'Italia ha dovuto affrontare per l'emergenza migranti nel 2017 non è stata coperta neanche per il 2% dagli aiuti europei

L'Italia riesce a rimpatriare solo il 20% degli irregolari

Le cause di una percentuale così bassa dei rimpatri che il nostro Paese riesce faticosamente a portare a termine non sono tanto da ricercare nell' inefficienza del sistema quanto nella realtà dei governi e delle autorità locali che dall'altra parte dovrebbero sottoscrivere con l'Italia gli accordi di riammissione.

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Mentre in altri Paesi europei come la Germania i migranti da rimpatriare provengono per lo più dai paesi balcanici (con i quali è più semplice sottoscrivere accordi di riammissione poiché hanno interessi cooperativi), in Italia i decreti di espulsione riguardano per il 67% persone di nazionalità africana (49% Nord Africa, 18% Africa subsahariana) dove gli accordi di rimpatrio sono difficili se non addirittura inesistenti. L'impegno di risorse per far fronte alla Crisi Migratoria ha penalizzato la politica di aiuto allo sviluppo sul territorio africano riducendo del 70% gli aiuti ufficiali da parte dell'Italia verso l'Africa subsahariana, mentre quello degli altri paesi dell'Ocse è rimasto invariato dal 2010.

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