Vertice Macron-Putin. Il presidente russo e quello francese si sono incontrati nella residenza estiva di Fort de Brégançon, in Costa Azzurra. L’incontro si è svolto a pochi giorni dal G7 di Biarritz che si terrà tra il 24 e il 25 agosto. Come è noto, la Russia venne sospesa dall’allora G8 a seguito della crisi di Ucraina che portò all’annessione unilaterale della Crimea da parte di Mosca.

François Macron, quindi, vuole porsi come grande tessitore dei rapporti di riavvicinamento della Russia al resto del mondo occidentale.

Subentrando alla Germania, a nome dell'Europa. Le problematiche specifiche che i due “grandi” hanno esaminato a Brégançon sono state, oltre all’Ucraina, anche Siria, Libia e Iran.

Vertice con la consapevolezza della complementarità delle economie russa ed europea

E’ un dato di fatto che le economie russa ed europea siano complementari. L’Europa ha bisogno del gas russo e la Russia della tecnologia e dei capitali europei (oltre che giapponesi e statunitensi). Nonostante le rimostranze dei paesi baltici, è in corso di realizzazione il progetto del gasdotto North Stream 2, dalla Russia alla Germania.

Inoltre, sul territorio russo, prima di entrare in Europa, passerà la via della seta settentrionale. Una Politica comune di fronte all’espansione del gigante cinese è, quindi, un imperativo sia per la Russia che per la Ue.

L’avvio del progetto North Stream 2 e l’ostracismo formale degli Usa di Trump avevano lasciato la Germania interlocutrice principale di Mosca. Il declino politico della cancelliera lascerà presto una posizione che Macron è evidentemente intenzionato ad occupare. D’altra parte, a Putin serve uscire dall’accerchiamento diplomatico, per le sue difficoltà economiche e politiche sul fronte interno. Approfittando che i rapporti tra gli Stati Uniti di Trump e la Ue non sono affatto idilliaci.

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Politica

Al vertice irrompe il riacutizzarsi della crisi siriana

Proprio nell’imminenza del vertice si è diffusa la notizia dell’attacco delle forze governative siriane, appoggiate da Putin, contro un convoglio militare turco nei pressi di Idlib. L’attacco ha comportato la morte di tre civili e di dodici feriti. La Turchia, con l’appoggio sotterraneo degli Usa, è impegnata a “proteggere” i ribelli siriani, in base a un accordo siglato a Sochi con la Russia stessa. Tra i “ribelli”, tuttavia, vi sono anche i terroristi islamici di Al Qaeda.

Tale notizia ha subito orientato in salita i colloqui. Macron ha aperto il vertice affermando l’esigenza che il cessate il fuoco deciso a Sochi sia rispettato. Al presidente francese, Putin ha risposto seccamente che gli sforzi dell’esercito siriano, con l’appoggio della Russia, sono finalizzati ad eliminare la minaccia terroristica. In realtà, secondo il giornale al-Watan, nelle ultime tre settimane le forze governative hanno conquistato almeno diciotto insediamenti nei pressi di Idlib.

In tale zona, in base agli accordi, sono presenti dodici “punti di osservazione” (basi militari) dell’esercito turco.

Un centro operativo congiunto Usa-Turchia per una fascia di sicurezza nel nord della Siria è attualmente in corso di realizzazione. Da ciò le preoccupazioni di Putin che Macron è sembrato voler contrastare soltanto a parole.

Le altre tematiche discusse nel vertice Macron-Putin

Per quanto riguarda l’Ucraina, Macron non condivide la richiesta della Polonia di allargare agli Stati Uniti i negoziati per la risoluzione della crisi. Tali negoziati comprendono Francia, Germania, Ucraina e Russia. La posizione francese ha incoraggiato Putin ad esprimere un cauto ottimismo sull’esito dei negoziati.

Ottimismo rafforzato dalle aperture al dialogo che sta dimostrando il nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Sul fronte libico, nonostante le ripetute smentite, entrambi i presidenti hanno una posizione favorevole al generale Haftar. L’Italia invece, su indicazione degli Usa, di fatto appoggia il governo contrapposto di Tripoli, ritenendo che questo possa fermare l’ondata di migranti verso il nostro paese.

Infine, in Iran, prosegue il tentativo di Macron di ergersi a intermediario tra Iran, Stati Uniti e il resto dell’occidente.

Putin, chiaramente, è alleato di Teheran, per il supporto che fornisce al governo siriano di Damasco.

Ciò che induce il presidente francese a tale sovraesposizione diplomatica non è soltanto il crepuscolo della cancelliera Merkel. E’ anche lo strisciante disimpegno, sempre più evidente, degli Usa dalle questioni europee, mediorientali e nordafricane. Tutto ciò dovrebbe far riflettere maggiormente la nostra diplomazia, se non proprio i politici. Soprattutto per quanto riguarda la questione libica.

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