Nella giornata di ieri, 17 ottobre, si è giunti a un accordo tra il premier britannico Boris Johnson e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. L'obiettivo era trovare un nuovo compromesso equo per consentire l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Nonostante ciò, l'ultima decisione spetta al Parlamento britannico, che dovrà garantire la ratifica dell'accordo. Non sono esclusi ulteriori colpiti di scena in quanto diversi partiti continuano a manifestare dissenso verso l'intesa raggiunta.

L'accordo c'è

Si sono conclusi, nella giornata di ieri, i negoziati fra il premier britannico Boris Johnson e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.

Nonostante il primo ministro britannico abbia espresso la propria soddisfazione per la riuscita dell'obiettivo, adesso c'è ancora uno ostacolo da superare per approvare la Brexit. Infatti sarà il Parlamento britannico ad avere l'ultima parola in merito alla ratifica dell'accordo pro-uscita.

Durante la giornata di sabato, le due Camere si riuniranno per esprimersi sull'accordo. Tuttavia non è da escludere la possibilità di ulteriori colpi di scena. In particolare alcuni esponenti di diversi partiti, quali laburisti, nazionalisti scozzesi, il partito nordirlandese Dup e i Lib Dem, sarebbero contrari a questo accordo per la Brexit. Eppure in molti a Londra sostengono che l'accordo verrà approvato poiché troppo poco sarebbe il tempo per proseguire in nuovi cambiamenti nei negoziati per arrivare a un nuovo accordo.

Dunque, secondo questi analisti, sarebbe improbabile che l'accordo di Johnson segua la stessa strada dell'iniziativa dell'ex prima ministra Theresa May.

Entrambi i patti prevedono una permanenza transitoria del Regno Unito all'interno dell'Unione Europea, garantita fino al 2020. Tuttavia all'interno dell'accordo della May era previsto il cosiddetto backstop, ovvero la permanenza all'interno nell'unione doganale Ue e nel mercato unico europeo da parte dello Stato britannico.

Ciò sarebbe durato fino al raggiungimento di una soluzione specifica riguardante il confine irlandese dopo la Brexit. Una decisione che fece saltare l'intero accordo.

L'accordo di Johnson

Secondo i negoziati dell'attuale premier britannico Johnson, in questo caso l'Irlanda del Nord entrerebbe ufficialmente a far parte dell'unione doganale britannica e di conseguenza uscirebbe dall'Unione Europea nel caso fosse approvata la Brexit.

Tuttavia continuerebbe a far parte del mercato unico europeo ancora per un periodo transitorio di quattro anni, dopo il quale Parlamento nordirlandese potrà decidere se rinnovare lo status quo per altri quattro o anche otto anni. Per consentire ciò occorre votare a maggioranza assoluta. In caso contrario, sono previsti due anni transitori per trovare una soluzione a lungo termine.

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