L'Iran ha lanciato un chiaro avvertimento a Gran Bretagna e Francia, dichiarando che le proprie forze armate risponderanno in modo immediato e deciso a qualsiasi nave da guerra dispiegata nello Stretto di Hormuz. L'annuncio giunge in un contesto di crescente tensione internazionale, dopo che Londra e Parigi hanno inviato unità navali nella regione. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha ribadito: “Ricordiamo loro che, sia in tempo di guerra che in tempo di pace, solo la Repubblica Islamica dell'Iran può garantire la sicurezza in questo stretto e non permetterà a nessun Paese di interferire in tali questioni”.
Gran Bretagna e Francia hanno schierato rispettivamente la portaerei HMS Prince of Wales e la Charles de Gaulle verso il Medio Oriente. Le due nazioni stanno guidando gli sforzi per costituire una coalizione internazionale volta a garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, un eventuale intervento operativo è previsto solo dopo il raggiungimento di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.
Manovre navali e obiettivi europei
La portaerei francese Charles de Gaulle, con i suoi caccia Rafale imbarcati, ha attraversato il Canale di Suez ed è ora posizionata nel Golfo di Aden, a meno di una settimana di navigazione dallo Stretto di Hormuz. La missione, secondo fonti ufficiali francesi, mira a essere pronta a ristabilire la libertà di navigazione in questo passaggio strategico, cruciale per il transito di petrolio, gas e fertilizzanti in tempo di pace.
Parigi ha specificato che qualsiasi azione si svolgerà “a distanza dai belligeranti”.
L'iniziativa francese si inserisce in una missione congiunta con il Regno Unito, avviata a fine aprile, che coinvolge circa cinquanta Paesi. L'obiettivo è sbloccare pacificamente lo Stretto di Hormuz. La coalizione, riconoscendo l'inefficacia della forza, privilegia una soluzione diplomatica e non attende più un cessate il fuoco completo tra Washington e Teheran per agire a tutela della sicurezza marittima. Parigi e i suoi partner hanno dichiarato che potrebbero intervenire per ridurre i premi assicurativi richiesti dagli assicuratori non appena otterranno una “chiarezza politica” dalle due parti principali, garantendo che le navi non saranno prese di mira.
Impatto economico e strategia diplomatica
Lo Stretto di Hormuz è un punto nevralgico per il transito delle risorse energetiche mondiali. La sua chiusura da parte iraniana, in risposta agli attacchi israelo-americani iniziati a fine febbraio, ha avuto ripercussioni significative sull'economia globale, con un'impennata dei prezzi del petrolio che oscillano intorno ai 100 dollari al barile e potrebbero raggiungere i 150 o 200 dollari se il conflitto dovesse protrarsi. Questa inflazione sta erodendo il reddito disponibile delle famiglie e arricchendo la Russia, importante produttore di petrolio. L'Europa, esclusa dai negoziati tra Stati Uniti e Iran, osserva con crescente preoccupazione l'evolversi della situazione.
La Francia cerca di isolare la questione “urgente” dello Stretto dalle trattative più ampie sul programma nucleare e missilistico balistico iraniano.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian a cogliere l'opportunità di riaprire il passaggio e ha dichiarato l'urgenza di revocare il blocco dello Stretto di Hormuz “senza indugio e senza condizioni”. La posizione europea mira a difendere la stabilità economica e la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, sottolineando la necessità di un'azione condivisa. L'Iran, secondo l'Eliseo, soffre della paralisi di Hormuz, che lo priva delle entrate petrolifere, mentre Washington subisce gli effetti dell'inflazione.
Analisti come Arman Mahmoudian, ricercatore presso il Global and National Security Institute, suggeriscono che l'Iran potrebbe avere un incentivo a consentire un passaggio limitato per le principali potenze europee, ma lo stretto rimane uno dei pochi strumenti a disposizione di Teheran per scoraggiare ulteriori attacchi. Peter Rough, ricercatore presso l'Hudson Institute, ritiene che la Francia possa chiarire le sue preferenze a Washington, ma difficilmente potrà costringere gli Stati Uniti a modificare i fondamenti della loro strategia. Elie Tenenbaum, direttore del Center for Security Studies presso l'Istituto francese di relazioni internazionali, considera la mossa di Parigi, in questa fase, in gran parte simbolica.