Prosegue senza soste il dibattito in tema di pensioni 2014; a tenere banco è ancora il problema degli esodati, con Poletti e Padoan al lavoro per cercare di trovare una soluzione strutturale.
Tra le ipotesi al vaglio la possibilità di concedere un prestito INPS, l’estensione dell’opzione contributivo e la predisposizione di una sorta di ‘rinnovata’ pensione anticipata cui accedere tramite lo scivolo pensionistico di cui ha parlato il ministro Poletti qualche settimana fa, ma al momento la strada da compiere per chiudere la vertenza e riformare l’assetto delle pensioni 2014 è tutta in salita.
A certificare come il sistema pensionistico italiano debba necessariamente essere rivisto gli ultimi dati pubblicati dall’INPS: il 43% dei pensionati percepisce assegni al di sotto dei mille euro, mentre l’ammontare delle liquidazioni è letteralmente crollato dall’entrata in vigore della riforma Fornero. Dallo stesso ente, così come riportato dall’edizione odierna della Stampa, si è così levato un coro unanime: ‘Cambiamo la riforma Fornero per alzare le pensioni’.
Pensioni 2014: pensione anticipata, prestito INPS e opzione contributivo
In tema di pensioni 2014 non possiamo non trattare il tema degli esodati, con Poletti e Padoan al lavoro su alcuni ipotesi che risultino in grado di risolvere strutturalmente la vertenza; il problema fondamentale è che quella degli esodati è una piaga che va estendendosi a macchia d’olio e che presto coinvolgerà la gran parte dei lavoratori. Ad oggi si contano oltre 350mila esodati ma le stime vanno continuamente aggiornate dato che i meccanismi di funzionamento previsti dalla riforma Fornero continuano a creare ‘nuove generazioni’ di esodati.
Innanzitutto Poletti e Padoan starebbero pensando di riesumare una vecchia ipotesi, quella del prestito INPS; ‘anticipare’ ai lavoratori la pensione facendogli abbandonare l’impiego due anni prima e costringendoli poi ad assegni decurtati per restituire l’anticipo (soldi comunque versati in decenni di contribuzione) appare francamente una via improbabile.
L’ipotesi era già stata paventata dall’ex ministro Giovannini ma non aveva trovato seguito soprattutto nei lavoratori, i diretti interessati, e ad oggi non ci sono le condizioni perché l’idea possa adattarsi alla manovra di riassetto delle pensioni 2014; difficile anche l’estensione dell’opzione contributivo agli uomini (uscita anticipata a 57 o 58 anni più 35 di contributi con assegni ridotti di un massimo del 30%), non foss’altro perché l’istituto costituisce un regime provvisorio che scomparirà in assenza di tempestivi interventi del governo.
Non rimane che l’ipotesi dello scivolo pensionistico in grado di concedere una sorta di pensione anticipata ai lavoratori; l’idea non è mai stata chiaramente dettagliata, così come è rimasta lettera morta la proposta di concedere la pensione anticipata agli over 60 disoccupati. Le idee insomma ci sono, ma sulle pensioni 2014 grava ancora la scure della riforma Fornero.
Pensioni 2014, abrogazione riforma Fornero la chiave
L’autentico male delle pensioni 2014 sembra di fatto essere la riforma Fornero: stando ai dati diffusi ieri dall’INPS e relativi al 2013, su 14,3 milioni di iscritti, 5 milioni hanno percepito assegni mensili medi di 700 euro mentre 1,2 milioni si sono attestati sui 294 euro medi. Semplicemente una vergogna.
Il 43%, circa 7 milioni, è invece sotto i mille euro, ma il buco nero è evidentemente costituito dall’entrata in vigore della riforma Fornero che ha determinato un crollo degli assegni liquidati; rispetto all’anno prima i dipendenti privati hanno infatti subito un calo del 32% per le pensioni di anzianità-anticipate e del 57% per la vecchiaia. Stesso identico trend per gli impiegati pubblici, che hanno fatto i conti con un dimezzamento degli assegni pensionistici.
Dallo stesso ente sarebbe così giunto l’invito a ricalibrare la riforma Fornero perché così com’è non funziona: e Voi cosa ne pensate? Credete che l’abrogazione possa essere la strada giusta? Dateci il vostro parere commentando l’articolo qui sotto!