Ci sono dei lati oscuri nel nuovo piano contrattuale proposto dal ministro dell'istruzione Stefania Giannini e dal sottosegretario Roberto Reggi: tralasciando per un momento i punti che riguardano il raddoppio delle ore lavorative e l'aumento dei giorni di lavoro da 208 a 230, vorremmo focalizzare meglio quello che, a tutti gli effetti, sarà la nuova posizione che assumeranno i dirigenti scolastici.



Miur, scuola, docenti: più ore di lavoro per veder 'premiati' i dirigenti scolastici?

Il sottosegretario Roberto Reggi ha parlato di una prima fase di 'autovalutazione', seguita poi da quello che sarà, a tutti gli effetti (almeno secondo il Miur), un 'piano di miglioramento' che verrà coordinato grazie soprattutto all'aiuto dei dirigenti scolastici.

Più potere, dunque, ai presidi? Sembrerebbe proprio di sì, anche se per raggiungere i loro obiettivi avranno bisogno della collaborazione di uno staff di docenti, scelti in base a principi 'meritocratici' che coadiuveranno il lavoro dei dirigenti.



Attenzione, però, perchè la nuova riforma Reggi-Giannini ha previsto l'introduzione di un nucleo di valutazione che verrà incaricato di valutare il lavoro del dirigente scolastico per determinare quello che potrà essere definito come lo 'stipendio del risultato'.



Ora la domanda nasce spontanea: cosa spingerà i docenti a farsi carico di questi nuovi incarichi (retribuiti poco o forse nulla) per aiutare il dirigente scolastico a raggiungere gli obiettivi di lavoro (e di stipendio) tanto desiderati?

C'è da tener presente, inoltre, che le prime valutazioni potrebbero partire solo dal prossimo 2018 e i docenti che entreranno a far parte dello staff di collaborazione con il preside potrebbero uscirne davvero con le 'ossa rotte'. 

Questi 'misteri' andrebbero chiariti da subito, per evitare delle vere e proprie insurrezioni: lavorare per uno stipendio basso fa male, ma che dire sul lavorare (gratis o quasi) per far guadagnare meglio i superiori?