Potrebbe diventare legge già entro quest'estate  la proposta del Ministro all'Istruzione Stefania Giannini e del sottosegretario Roberto Reggi di aumentare le ore settimanali di presenza a scuola, dalle attuali 18 a 36.


I sindacati dichiarano guerra sostenendo che una Riforma del genere è inconcepibile  in quanto si basa su dati falsi.
Gli insegnanti italiani sono una categoria poco valutata e pagata meno dei colleghi delle altre nazioni europee.

I docenti, oltre alle 18 ore di insegnamento a scuola, lavorano anche a casa, per preparare la lezione, correggere i compiti e fra riunioni, programmazioni, assemblee e colloqui con i genitori, le ore sono sicuramente molte di più di quelle dichiarate ufficialmente.

La proposta sarebbe quella di fare tutte queste cose entro un orario di lavoro da svolgere a scuola e le ore eccedenti sarebbero considerate straordinario remunerato. 


Intanto, portando a 36 le ore di disponibilità, sparirebbero le Graduatorie di Istituto per reperire supplenti, in quanto sarebbero gli stessi docenti di ruolo a sostituire il collega in caso di malattie o permessi. 


Un colpo basso quindi anche per i precari che si verrebbero precludere la possibilità di lavorare, sebbene saltuariamente.


Il ministro sostiene che così verrebbe eliminato parte del precariato e le supplenze interne garantirebbero un risparmio notevole che sarebbe investito per incentivi e premi ai più disponibili e per ampliare l'offerta formativa.


Disponibilità richiesta anche durante l'arco dell'anno scolastico, dato che la stagione dura 230 giorni mentre  i giorni di scuola sono attualmente solo 208: 20 giorni circa in meno da recuperare a giugno inoltrato.


Da settembre, quindi, prevista una guerra aperta da parte dei sindacati e degli insegnanti che promettono già una serie di scioperi forse a partire dal 15 settembre, primo giorno ufficiale di inizio attività scolastiche.