La riforma delle pensioni attuata dal Governo Monti nel 2011 ha messo in sicurezza i conti e ricondotto il bilancio dell'istituto previdenziale italiano sui binari della sostenibilità, ma ha richiesto di pagare un grave prezzo a molti di coloro che si sono trovati incastrati dai nuovi requisiti e che non hanno avuto la possibilità di usufruire di quelli maturati in precedenza.

Questa situazione ha creato notevoli pressioni ai Governi che si sono fin qui succeduti, i quali hanno cercato di volta in volta soluzioni tampone ed estemporanee; il problema è ovviamente da individuare nelle coperture economiche, visto che la situazione del Paese resta piatta o recessiva.

La mancata crescita non permette di mettere con serenità le mani nel portafoglio, pertanto la soluzione andrà ricercata altrove.

Il Governo pensa alla flessibilizzazione del sistema in uscita

Preso atto della situazione, una possibile via di uscita non può che risultare "a costo zero" per le casse dello Stato; deve cioè garantire l'equilibrio dei conti pubblici e la conferma dei risparmi ottenuti con la Riforma Fornero. I quota 96 della scuola hanno toccato con mano quanto questo limite sia invalicabile, quando il provvedimento a loro favore inserito nella riforma della pubblica amministrazione finì tagliato a causa del veto della Ragioneria dello Stato e dei tecnici della spending review.

Nonostante questo episodio, due importanti esponenti del Governo (il Ministro Giuliano Poletti e il Ministro Marianna Madia) si mantengono aperti e possibilisti verso l'opportunità di aumentare la flessibilità in uscita per i soggetti deboli e in particolare per coloro che richiedono il rispetto di un loro legittimo diritto.

La possibile soluzione: pensione anticipata con penalizzazione

Quello che è emerso dalle indiscrezioni riguarda la possibilità di garantire una pensione anticipata a tutti i lavoratori, in cambio di una penalizzazione sulla rendita erogata. In questo modo si potrebbe rispondere ai desiderata di una platea molto ampia: basti pensare ai quota 96, ai quota 102 e ai precari della pubblica amministrazione, agli esodati del settore privato e a tutti coloro che hanno svolto nel corso della propria vita lavori altamente usuranti.

D'altra parte, è lo stesso Poletti ad aver affermato recentemente in un'intervista ad un'importante emittente televisiva satellitare che "qualcosa di significativo si può fare". Restano da comprendere i termini della questione; l'entità della penalizzazione potrebbe spaventare molti futuri pensionandi, perché senza altre opzioni di welfare deve comunque risultare sufficiente per garantire un tenore di vita degno durante il periodo di ritiro dal lavoro.